Unioncamere Lombardia: per l’industria è andamento lento

(da: viaemilianet.it)

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In collaborazione con sigle quali Confindustria Lombardia, Cna, Claai e Casartigiani, oltre che con le istituzioni regionali, Unioncamere ha presentati i dati relativi alla produzione industriale lombarda nel secondo trimestre di quest’anno e riguardanti un campione di più di 2.900 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.542) e artigiane (1.375).
Nel periodo si è registrata la stagnazione della produzione industriale, con un esiguo incremento congiunturale del +0,1% (dato destagionalizzato) e un rallentamento della crescita tendenziale dal +2,8% dello scorso trimestre al +1,5%. Il contestuale indice della produttività non si è staccato da quota 97, livello raggiunto lo scorso trimestre (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).
Da un punto di vista settoriale, incrementi tendenziali positivi si sono registrati per la maggior parte dei settori oggetto d’indagine. La contrazione dei livelli produttivi ha interessato solo cinque settori industriali: i minerali non metalliferi (-3,0%), l’abbigliamento (-0,8%), la chimica (-0,3%), il legno-mobilio (-0,2%) e il tessile
(-0,1%).Hanno invece incrementato i livelli produttivi con maggiore intensità il settore della siderurgia (+8,3%), dei mezzi di trasporto (+2,8%), delle industrie varie (+2,4%) e delle pelli-calzature (+2,2%).
Considerando la destinazione economica dei beni nell’industria si sono segnalati investimenti ancora positivi (+1,1%), ma con tassi di crescita inferiori alle altre destinazioni (+2,0% i beni di consumo e +1,4% i beni intermedi).
I dati sulla produzione per classe dimensionale d’impresa hanno mostrato ancora la crescita più intensa per le medie imprese (+2,1%) mentre grandi e piccole hanno presentato incrementi più contenuti (+1,4% e +0,9% rispettivamente).
In calo la quota di aziende industriali che registra incrementi dei livelli produttivi (52% contro il 53% dello scorso trimestre); in ascesa conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 34% dello scorso trimestre al 35%) ma anche la quota di aziende stazionarie, ora pari al 14%.
Il fatturato a prezzi correnti è restato positivo ma si è ridotta l’intensità della variazione congiunturale rispetto allo scorso trimestre (+0,6%), come anche il confronto con lo stesso trimestre del 2013 che, comunque, si è mantenuto decisamente positivo (+3,3%).
La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali ha denotato andamenti opposti per il mercato interno e per l’estero. Infatti, per il mercato interno si è registrata una svolta negativa con una contrazione degli ordini dello 0,3% mentre, per il mercato estero, la variazione è stata ancora positiva e in accelerazione rispetto allo scorso trimestre (+3,9%). Anche rispetto al trimestre precedente gli ordini hanno evidenziato una variazione negativa per quelli interni (-1,2%) e un +1,1% per gli ordini dall’estero. Quindi è grazie al mercato estero che il portafoglio ordini è salito a 62,6 giornate di produzione assicurata.
L’occupazione per l’industria ha presentato un saldo positivo grazie alla riduzione del tasso di uscita, mentre il tasso d’ingresso è stato stabile.
Il tasso d’utilizzo degli impianti si è stabilizzato a quota 72,9% per l’industria riducendo la variabilità a livello settoriale con solo i minerali non metalliferi sotto il 70%. Oltre l’80% si trovano invece i settori delle pelli-calzature e della siderurgia.
Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 78% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di scarsità superano quelle di esuberanza con un saldo negativo del 2,1%. Ed è del 32% la quota di aziende che non tiene scorte tra le imprese di piccole dimensioni, contro il 18% delle medie e il 12% delle grandi.
Le scorte di materie prime sono adeguate per il 77% delle imprese industriali, con un saldo negativo contenuto tra i giudizi di scarsità ed esuberanza (-0,8%). Per le materie prime la quota di aziende che non tiene scorte è del 9%.
Ancora contenute le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime per le imprese industriali (+0,8% la variazione congiunturale) mentre i prezzi dei prodotti finiti sono risultati pressoché invariati, con variazioni congiunturali positive ma prossime allo zero.
Le aspettative degli imprenditori industriali hanno mostrato un generale peggioramento. Per la produzione il saldo è rimasto ancora positivo ma è cresciuta la quota dei pessimisti, e il 54% degli intervistati ha previsto stabilità dei livelli. In peggioramento anche le aspettative sull’occupazione, che si allontanano nuovamente dal punto di svolta, e ben l’82% dei rispondenti che pronostica stabilità. Le aspettative sulla domanda replicano lo stesso schema di produzione e occupazione, con la domanda estera ancora positiva, ma in peggioramento, e la domanda interna che riprende la marcia in area negativa.
SEcondo Unioncamere Lombardia i dati che emergono dalle analisi di questo secondo trimestre del 2014 sono riconducibili ad un unico leitmotiv: il ridimensionamento della speranza di crescita. Tutti i principali centri di previsione internazionale hanno rivisto al ribasso le stime della crescita mondiale per il 2014. In questo contesto, l’Unione monetaria non fa eccezione, così come, in un processo a catena, succede per l’Italia in generale e la Lombardia in particolare.
In questo trimestre, in Lombardia, la variazione congiunturale della produzione industriale è rimasta positiva, anche se molto contenuta e in decelerazione rispetto al primo trimestre. La stessa sorte è toccata al fatturato, mentre hanno conosciuto una forte inversione di tendenza gli ordini interni, ora negativi. Il mercato estero, al contrario, sembra aver ripreso la sua corsa. Questi sviluppi, che hanno interessato in modo molto simile le varie dimensioni di impresa, ma in misura più disomogenea i vari settori e le diverse aree territoriali, hanno finito con l’impattare ulteriormente su una situazione del mercato del lavoro che stava dando i primi segnali di ripresa.
A uno sguardo più approfondito, sembrerebbe che il responsabile maggiore di questa dinamica sia il crollo del commercio estero registrato nel primo trimestre del 2014 che avrebbe esteso i suoi effetti sul secondo trimestre, ma starebbe esaurendo il suo impatto negativo nei trimestri successivi. Questa dinamica potrebbe essere collegata all’eccezionale cattiva performance degli Stati Uniti, sempre nel primo trimestre del 2014 a cui va aggiunta quella dell’economia cinese. Entrambe queste economie sembrano aver superato questa breve impasse e quindi ci sono elementi per suffragare le ipotesi di ripresa a livello dell’economia mondiale. Tuttavia, a questa prospettiva più rosea occorre contrapporre la situazione dell’Unione monetaria europea, in generale, e dell’Italia, in particolare. Infatti, per questi ambiti la difficoltà sembra essere di natura più profonda, più legata ai meccanismi di funzionamento dell’economia che non a fattori contingenti.

 


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