Unioncamere Lombardia: l’industria in lento recupero

Secondo il rapporto di Unioncamere Lombardia l’andamento congiunturale del terzo trimestre 2014 denota una situazione di lento recupero, ma con ordinativi e aspettative degli imprenditori in peggioramento. La variazione della produzione industriale su base annua è del +1,6%; rispetto al trimestre precedente è positiva ma di lieve entità (+0,3%), mentre è rimasto più dinamico il fatturato (+0,8%). Gli ordini interni sono restati negativi (-0,3%) mentre quelli esteri positivi si sono però avvicinati alla variazione nulla (+0,2%).
In ripresa la contrazione dei livelli occupazionali, con un saldo ingressi-uscite negativo dovuto a un incremento delle uscite e alla stabilità degli ingressi.
I dati presentati hanno fatto riferimento a un’indagine che ha riguardato un campione di circa 2.800 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.592 imprese) e artigiane (1.223 imprese).
Nel terzo trimestre 2014 si è registrato un lento recupero della produzione industriale, con un esiguo incremento congiunturale del +0,3% e un assestamento della crescita tendenziale ferma al +1,6%. Considerando la media dei primi tre trimestri la produzione industriale è quindi risultata in crescita dell’1,9%.
L’indice della produzione industriale non è tuttavia riuscito ad allontanarsi da quota 97, livello raggiunto già lo scorso trimestre mentre da un punto di vista settoriale, incrementi tendenziali positivi si sono visti nella maggior parte dei settori oggetto d’indagine. La contrazione dei livelli produttivi ha interessato infatti solo cinque settori industriali: i minerali non metalliferi (-2,9%), la gomma-plastica (-1,3%), la chimica e le industrie varie (-0,8%) e il legno-mobilio (-0,4%). Hanno invece incrementato i livelli produttivi con maggiore intensità il settore delle pelli-calzature (+8,2%), della siderurgia (+7,7%) e dei mezzi di trasporto (+6,5%).

Grandi in crescita; piccoli in fase di stagnazione
I dati sulla produzione per classe dimensionale hanno riproposto una perfetta correlazione tra dimensione d’impresa e incremento della produzione, con le grandi (con oltre 200 addetti) in crescita del 3,2%, seguite dalle medie (+1,9%) e dalle piccole praticamente stazionarie (+0,2%).
In diminuzione la quota di aziende industriali che ha registrato incrementi dei livelli produttivi (49% contro il 52% dello scorso trimestre); ed è aumentato conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 35% dello scorso trimestre al 36%) o nulle (da 14% a 15%).
La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali ha mostrato andamenti differenti per il mercato interno e per l’estero. Il buon risultato di inizio anno del mercato interno si è trasformato in una sostanziale stabilità (+0,1% nel terzo trimestre), come anche evidenziato dalla variazione media gennaio-settembre (+0,8%). Il mercato estero si è confermato positivo ma con un tasso di crescita sensibilmente inferiore (+1,9%) che ha consentito tuttavia di ottenere una variazione media del periodo gennaio-settembre ancora decisamente positiva (+3,2%).
L’occupazione per l’industria ha continuato a presentare un saldo negativo a causa dell’incremento del tasso di uscita, mentre il tasso d’ingresso è stabile. In lieve contrazione i dati sulla cassa integrazione, con una quota di aziende che vi hanno fatto ricorso in discesa al 18% e la quota sul monte ore all’1,8%.
Il tasso d’utilizzo degli impianti è salito a quota 73,6% per l’industria riducendo la variabilità a livello settoriale, con solo i minerali non metalliferi ancora lontani dal 70%. Si è registrato comunque un livellamento dei valori massimi che ora non superano più l’80% e sono relativi all’abbigliamento (78,4%), mezzi di trasporto (77,5%) e pelli-calzature (77,2%).
Il livello delle scorte dei prodotti finiti è stato ritenuto adeguato dal 58% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di esuberanza quasi hanno equivalso quelle di scarsità con un saldo leggermente negativo (-0,1%). Del 32% è risultata la quota di aziende che non tiene scorte, tra le imprese di piccole dimensioni, contro il 17% delle medie e il 9% delle grandi.
Le scorte di materie prime sono apparse adeguate per il 77% delle imprese industriali, con un saldo negativo contenuto tra i giudizi di scarsità ed esuberanza (-1,0%). Per le materie prime la quota di aziende che ha affermato di non tenere scorte è del 9%.

Poche novità su materie prime e prezzi
Ancora contenute le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime per le imprese industriali (+0,8% la variazione congiunturale); e i prezzi dei prodotti finiti sono risultati pressoché invariati o con variazioni congiunturali positive ma prossime allo zero (+0,3% per l’industria).
Le aspettative degli imprenditori industriali hanno messo in luce un generale peggioramento. Per la produzione il saldo è tornato negativo dopo quattro trimestri in area positiva, ed il 56% degli intervistati ha previsto una stabilità dei livelli. In peggioramento anche le aspettative sull’occupazione, che si sono allontanate nuovamente dal punto di svolta, e con l’81% dei rispondenti a pronosticare stabilità. Le aspettative sulla domanda hanno visto l’estero ancora positivo, ma con un incremento dei pessimisti, e la domanda interna in via di stabilizzazione in area negativa.
La dinamica della produzione manifatturiera lombarda nel corso del terzo trimestre del 2014 è stata migliore di quella fatta registrare nel secondo, sia da un punto di vista congiunturale che tendenziale. Complessivamente, nei primi tre trimestri dell’anno (media gennaio-settembre 2014) la produzione industriale è salita dell’1,9% contro un calo dello 0,1% registrato come media annua del 2013.
Il dato della produzione si è riflesso anche sulla dinamica del fatturato, mentre gli ordini non hanno mancato di inviare segnali diversi. Quelli interni sono stati negativi, ma in recupero, quelli esteri positivi, ma in calo. Questa è la contraddizione che peserà sull’economia lombarda anche nel prossimo futuro. Se si pensa che la quota di fatturato estero si è espansa ulteriormente fino a superare il 40% e che quindi le imprese lombarde hanno sfidato la crisi facendo ricorso al mercato estero, è proprio da questo mercato che sembrano provenire i rischi di rallentamento senza che la domanda interna sia in grado di sostituirne il peso.
Del resto è questo il rischio che grava non solo sulla Lombardia ma sulla dinamica mondiale in generale, e sulla zona euro, come ha ampiamente documentato il Fondo Monetario Internazionale.

 

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