Unioncamere Lombardia: la regione dice addio alla crisi

 

(da: starnet.unioncamere.it)

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Unioncamere Lombardia ha presentato il 6 maggio i dati sull’andamento congiunturale del primo trimestre 2014 dell’industria e dell’artigianato regionali, svelando una situazione di ripresa lenta ma stabile, con un incremento modesto della produzione industriale rispetto al trimestre precedente (+0,6%) e in linea con i risultati positivi registrati a partire dal secondo trimestre 2013.
Positiva la variazione tendenziale degli ordini, sia interni sia esteri, mentre la variazione congiunturale evidenzia un assestamento degli ordini esteri fermi al livello raggiunto lo scorso trimestre. Sembra essersi arrestata la contrazione dei livelli occupazionali, con un saldo ingressi-uscite nullo e una lieve riduzione del ricorso alla CIG, ma l’incremento degli ingressi è in gran parte dovuto alla ciclicità del mercato del lavoro che ne determina la concentrazione a inizio anno.
Le aspettative degli imprenditori migliorano per tutte le variabili, con saldi per produzione e domanda estera sempre più positivi e per domanda interna e occupazione vicini al punto di svolta. L’indagine di Unioncamere, qui riassunta e limitata pressoché unicamente alle parti riguardanti l’industria, ha riguardato un campione di più di 2.700 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.509 imprese) e artigiane (1.217 imprese).

Incrementi tendenziali in quasi tutti i settori
L’indice della produzione industriale rimane intorno a quota 97 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100) grazie al piccolo incremento congiunturale.
Da un punto di vista settoriale, incrementi tendenziali positivi si registrano per la maggior parte dei settori oggetto d’indagine. La contrazione dei livelli produttivi interessa solo quattro settori industriali: i minerali non metalliferi e le industrie varie (-1,5%), la chimica (-2,2%) e la carta-stampa (-2,3%). Incrementano i livelli produttivi con maggiore intensità il settore della siderurgia (+9,2%), delle pelli-calzature (+6,7%) e dei mezzi di trasporto (+5,2%).
Considerando la destinazione economica dei beni nell’industria si segnalano i beni di investimento finalmente positivi (+1,0%), ma ancora con tassi di crescita inferiori alle altre destinazioni. Nell’artigianato la crescita non risulta più limitata ai soli beni intermedi (+1,5%) ma coinvolge, e in maniera rilevante, anche i beni di consumo finali (+3,0%) mentre sono ancora negativi i beni di investimento (-0,3%).
I dati sulla produzione non rispettano la classica divaricazione in base alla classe dimensionale d’impresa, mostrando la crescita più intensa per le medie (+4,0%) mentre grandi e piccole imprese presentano risultati simili (+2,0% e +1,7% rispettivamente).
Cresce la quota di aziende industriali che registra incrementi dei livelli produttivi (53% contro il 51% dello scorso trimestre). Diminuisce conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 36% dello scorso trimestre al 34%). Rimane stabile la quota di aziende stazionarie, ora pari al 13%.
Il fatturato a prezzi correnti rimane positivo e conferma l’intensità della variazione congiunturale dello scorso trimestre (+1,0%). Il confronto con lo stesso trimestre del 2013, invece, si mantiene decisamente positivo (+4,0%).
La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali si posiziona nel quadrante positivo indipendentemente dal mercato di destinazione, che influisce ora solo per l’intensità della variazione (+2,5% l’interno e +3,7% l’estero). Rispetto al trimestre precedente gli ordini mostrano una variazione nulla per gli ordini dall’estero e un +0,8% per gli ordini dall’interno. In linea con l’andamento congiunturale si presenta il portafoglio ordini, con 56,9 giornate di produzione assicurata.

Siderurgia: cresce il tasso d’utilizzo degli impianti
L’occupazione per l’industria presenta un saldo nullo che risente della concentrazione stagionale per fini amministrativi degli ingressi a inizio anno (1,4% il tasso d’ingresso). Il saldo nullo è, infatti, per la maggior parte imputabile all’aumento del tasso di ingresso, mentre il tasso d’uscita è pressoché stabile. In lieve flessione i dati sulla CIG, con una quota di aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione che scende al 19,9% e la quota sul monte ore al 2,3.
Il tasso d’utilizzo degli impianti si stabilizza a quota 72,7% per l’industria riducendo la variabilità a livello settoriale con solo i minerali non metalliferi e pelli-calzature sotto il 70%. Oltre il 75% si trova invece il settore della siderurgia.
Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 79% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di scarsità superano quelle di esuberanza con un saldo negativo dell’1,1%. E’ del 32% la quota di aziende che non tiene scorte tra le imprese di piccole dimensioni, contro il 17% delle medie e il 11% delle grandi.
Le scorte di materie prime sono adeguate per il 77% delle imprese industriali, con un saldo negativo tra i giudizi di scarsità ed esuberanza (-2,4%). Per le materie prime la quota di aziende che non tiene scorte è dell’8,8%.
Ridotte le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime per le imprese industriali (+0,6% la variazione congiunturale), mentre le imprese artigiane segnalano incrementi più consistenti (+1,8%). I prezzi dei prodotti finiti risultano pressoché invariati per entrambe le tipologie d’impresa oggetto d’indagine, con variazioni congiunturali prossime allo zero (+0,4% l’industria e +0,5% l’artigianato).

E gli industriali ricominciano a vedere rosa
Le aspettative degli imprenditori industriali mostrano un consolidamento positivo delle aspettative sulla produzione, con una quota di ottimisti doppia rispetto ai pessimisti ed il 55% che prevede stabilità dei livelli. In miglioramento anche le aspettative sull’occupazione, ancora in territorio negativo ma molto vicine al punto di svolta con un saldo del -2% e ben l’82% dei rispondenti che prevede stabilità. Le aspettative sulla domanda sono in miglioramento continuo per il mercato estero con saldi sempre più positivi tra previsioni di aumento e diminuzione. Anche per la domanda interna sempre più imprese prevedono un miglioramento, ma i pessimisti hanno ancora il sopravvento con un saldo negativo ma sempre più vicino al valore nullo.
Il dato principale che emerge dalle analisi relative al primo trimestre 2014 è il consolidamento fatto registrare dalla produzione industriale nel settore manifatturiero, con tassi di crescita positivi, poco sostenuti ma persistenti.
Il dato congiunturale sulla produzione industriale trova sostegno in una serie di altri indicatori: tutte le classi di impresa sono state investite dall’aumento della produzione e la percentuale di imprese che sta andando molto bene è diventata sempre più prevalente sulla percentuale di imprese che si trovano nella situazione opposta. Il fatturato è in crescita, con la componente estera ancora più dinamica di quella interna. Lo stesso discorso vale per gli ordini. Tuttavia, in questo caso un elemento di novità va segnalato accanto ad uno di preoccupazione. Infatti, gli ordini interni hanno mostrato una variazione congiunturale positiva, e ciò costituisce una forte novità, mentre quelli esteri sono in fase di stallo. Ciò può dipendere sia dal cambiamento in atto nel commercio internazionale, dove il ruolo dei paesi avanzati dovrebbe diventare maggiore di quello che è stato nel recente passato, sia dalla forte rivalutazione dell’euro.

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