Unioncamere: la Lombardia torna a veder le stelle

 

unioncamereI risultati delle analisi congiunturali di Unioncamere Lombardia su industria e artigianato locali nel quarto trimestre del 2013 sono tornati positivi dopo mesi di stallo.
La produzione ha chiuso a +2,6% per l’industria e a +0,6% per l’artigianato nel confronto col trimestre precedente (che aveva segnato rispettivamente un -0,2% e un +0,3%).
L’occupazione ha riproposto però un saldo negativo (-0,5%) imputabile all’aumento del tasso di uscita; mentre il tasso di ingresso resta stabile.
Gian Domenico Auricchio, vice presidente di Unioncamere Lombardia, ha dichiarato: «Sembrerebbe dunque davvero iniziata la risalita dei livelli produttivi che lascia intravedere un inizio 2014 caratterizzato anch’esso dal segno positivo, confermato sia dalle nostre previsioni per il prossimo trimestre sia dalle aspettative degli imprenditori che sono in rialzo sul fronte della domanda e della produzione».Il quarto trimestre ha perciò presentato una significativa inversione di tendenza per la produzione industriale lombarda. Le variazioni congiunturale (2,6%) e tendenziale (+2,4%) sono particolarmente positive. Positivi anche gli andamenti del fatturato. Segnali di cautela provengono dal portafoglio ordini, con una variazione congiunturale quasi nulla per gli ordini interni (-0,1%) e un rallentamento della crescita per gli esteri (+0,7% dal +2,1% dello scorso trimestre). Ancora in contrazione i livelli occupazionali, ma con una stabilizzazione del ricorso alla Cig.
Le aspettative degli imprenditori industriali hanno mostrato un miglioramento generalizzato nel corso del 2013, che ha portato le aspettative sulla produzione nel quadrante positivo prima occupato solo da quelle sulla domanda estera. Anche le aziende artigiane migliorano le loro aspettative, ma solo quelle per la domanda estera hanno un saldo positivo.

Quasi 3.000 aziende analizzate
I dati presentati derivano dall’indagine relativa al quarto trimestre 2013 che ha riguardato un campione di più di 2.700 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.529 imprese) e artigiane (1.234 imprese).
Il quarto trimestre 2013 hanno registrato incrementi congiunturali (+2,6% dato destagionalizzato) e tendenziali (+2,4%) della produzione industriale di intensità simile che rappresentano un punto di inversione di tendenza rispetto agli scorsi trimestri. Questo miglioramento di fine anno annulla quasi interamente i risultati negativi di inizio 2013, con una crescita media annua pari al -0,1%.
L’indice della produzione industriale ha superato quota 97 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).
Da un punto di vista settoriale, incrementi tendenziali positivi si sono registrati per la maggior parte dei settori oggetto d’indagine. La contrazione dei livelli produttivi ha colpito ancora quasi la metà dei settori industriali, caratterizzando fortemente le imprese più strettamente legate all’edilizia (minerali non metalliferi -3,3%). In negativo anche l’abbigliamento (-3,0%), il tessile (-1,1%) e le industrie varie (-3,1%), dipendenti in parte dai consumi delle famiglie ancora sofferenti, e la carta-stampa (-1,1%) e la chimica (-0,5%). Hanno incrementati i livelli produttivi con maggiore intensità il settore dei mezzi di trasporto (+11,4%), della siderurgia (+6,4%), della meccanica (+3,6%), e delle pelli-calzature (+3,4%).

Siderurgia in affanno
I restanti settori registrano una contrazione dei livelli produttivi, di maggior intensità per manifatturiere varie (-9,1%), minerali non metalliferi (-3,8%) e siderurgia (-3,6%).
Considerando la destinazione economica dei beni nell’industria si è registrato un incremento per beni intermedi (+3,6%) e beni di consumo (+2,1%). I beni di investimento sono rimasti ancora fermi con una variazione nulla. Nell’artigianato sono rimasti molto vicini alla variazione nulla sia i beni di consumo finali (+0,3%) sia i beni di investimento (+0,2%), e solo i beni intermedi sono cresciuti significativamente (+1,7%).
I dati sulla produzione rispettano la classica divaricazione in base alla classe dimensionale d’impresa, con tutte e tre le classi di segno positivo, con intensità maggiori per medie (+3,4%) e grandi imprese (+2,9%) e meno intense per le piccole (+1,2%).
Lo stesso vale per le imprese artigiane dove le micro-imprese sono ancora in contrazione (-1,0%), mentre la classe dimensionale 6-9 addetti e quelle di maggiore dimensione hanno registrato incrementi rispettivamente dell’1,1% e del 2,6%.
In aumento la quota di aziende industriali che hanno registrato incrementi dei livelli produttivi (51% contro il 46% dello scorso trimestre); diminuito conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 41% dello scorso trimestre al 36%). Stabile la quota di aziende stazionarie, ora pari al 13%.
Il fatturato a prezzi correnti è stato positivo ma ha ridotto l’intensità della variazione congiunturale che passa dal +2,1% dello scorso trimestre al +1,0% di fine anno. Il confronto con lo stesso trimestre del 2012, invece, si è mantenuto decisamente positivo (+2,9%).

Come cambiano gli ordinativi
La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali si è posizionata nel quadrante positivo indipendentemente dal mercato di destinazione, che influisce ora solo per l’intensità della variazione (+0,5% l’interno e +4,5% l’estero). Rispetto al trimestre precedente gli ordini interni hanno registrato una svolta negativa (-0,1%), anche se molto vicina alla variazione nulla, mentre quelli dall’estero sono cresciuti ancora (+0,7%), ma meno intensamente degli scorsi trimestri. In rallentamento il portafoglio ordini con 56 giornate di produzione assicurata, che si è lasciato alle spalle il punto di massimo registrato lo scorso trimestre (oltre 60 giornate).
L’occupazione per l’industria ha riproposto un saldo negativo che ha risentito della concentrazione stagionale delle uscite a fine anno (-0,5%). La contrazione del saldo negativo è stata, infatti, per la maggior parte imputabile all’aumento del tasso di uscita mentre il tasso d’ingresso è pressoché stabile. Stabili i dati sulla CIG, con una quota di aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione ferma al 22% e la quota sul monte ore al 2,6. Altre variabili dell’andamento congiunturale sono state rappresentate dal tasso d’utilizzo degli impianti a quota 71,6% per l’industria, che mostra così un’alta variabilità a livello settoriale con i minerali non metalliferi, la carta-stampa e la gomma-plastica ancora sotto il 70%. Intorno al 75% sono rimasti invece i settori della siderurgia, dei mezzi di trasporto e degli alimentari.

Stock e materie prime
Il livello delle scorte dei prodotti finiti è stato ritenuto adeguato dal 78% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di scarsità hanno superato quelle di esuberanza con un saldo negativo del 3,7%. Del 33% la quota di aziende che non ha tenuto scorte tra le imprese di piccole dimensioni, contro il 16% delle medie e il 12% delle grandi.
Le scorte di materie prime sono risultate adeguate per il 75% delle imprese industriali, con un saldo negativo tra i giudizi di scarsità ed esuberanza (-1,2%). Per le materie prime la quota di aziende che non ha tenuto scorte è del 10%.
Ridotte le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime per le imprese industriali (+0,7% la variazione congiunturale), mentre le imprese artigiane hanno segnalato incrementi più consistenti (+1,9%). I prezzi dei prodotti finiti sono stati pressoché invariati per entrambe le tipologie d’impresa oggetto d’indagine, con una variazione congiunturale quasi nulla per l’industria (+0,2%) e leggermente positiva per gli artigiani (+0,5%).
Le aspettative degli imprenditori industriali per il nuovo anno presentano adesso un miglioramento generalizzato. Se per la produzione finalmente si registra l’ingresso nel quadrante positivo, con gli ottimisti che superano i pessimisti e il 56% che prevede stabilità dei livelli, per domanda interna e occupazione si registra un miglioramento ma la svolta positiva non è ancora arrivata. Nel caso dell’occupazione le imprese che prevedono stabilità dei livelli sale al 76,8%, ed è di poco superiore al 55% per domanda interna ed estera.

Una svolta per la manifattura
Il dato principale emerso dai dati del quarto trimestre 2013 è il notevole incremento fatto registrare dalla produzione industriale nel settore manifatturiero. Una dinamica congiunturale del 2,6% ha pochi precedenti negli anni del nuovo millennio, se si eccettua il 2010. Il dato congiunturale sulla produzione industriale trova sostegno in una serie di altri indicatori. Per esempio, tutte le dimensioni di impresa sono state investite dall’aumento della produzione, mentre ha riguardato più i beni di consumo e i beni intermedi che quelli di investimento. Inoltre, la percentuale di imprese che sta andando molto bene (e cioè con un crescita tendenziale superiore al 5%) è diventata prevalente sulla percentuale di imprese che si trovano nella situazione opposta. I dati congiunturali sono supportati anche da quelli tendenziali, in crescita del 2,4%.
Complessivamente, nel 2013 la produzione industriale è ritornata alla stazionarietà. Queste dinamiche hanno portato la produzione ai livelli del 2005, mentre le vette raggiunte prima della crisi sono ancora molto lontane. Questo gap serve a spiegare come mai l’occupazione stenti a ripartire. Finora i segnali positivi hanno riguardato le ore lavorate e la diminuzione della Cig effettivamente utilizzata, mentre l’occupazione rimane ancora su dinamiche negative. I dati sulla produzione hanno trovato un riscontro anche in quelli relativi al fatturato, dove la componente estera fa la parte del leone. Lo stesso discorso vale per gli ordini. Tuttavia, in questo caso un elemento di preoccupazione va segnalato. Non solo gli ordini interni hanno mostrato una variazione congiunturale ancora negativa, ma lo stesso portafoglio ordini risulta in calo. Dal momento che gli ordini anticipano la dinamica della produzione, questo potrebbe essere un segnale che la natura della ripresa sarà più rapsodica che regolare.
Le previsioni sull’immediato futuro rimangono però positive, confortate anche dalle stesse previsioni degli imprenditori che sono in rialzo sia sul fronte della domanda che su quello della produzione. Anche nel nostro caso, così come per l’economia mondiale, permangono rischi di revisione verso il basso, legati però a fattori specifici.
La mancata ripresa dei consumi interni, a sua volta dominata dall’andamento dell’occupazione, è il primo elemento da sottolineare. Il secondo è dovuto al lento processo di diffusione territoriale della crescita. Il terzo si riferisce alla inadeguata visione della politica industriale che non riesce a far fronte alla crisi dei settori strategici dell’economia. Se a questi fattori si sommano quelli propri dell’economia mondiale, si comprende come la versione rapsodica della ripresa possa essere una metafora adeguata a descrivere la probabile evoluzione dell’economia.

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