Unioncamere: così il Nord manifatturiero diventa più forte

(da: informacibo.it)

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Le Unioni regionali delle Camere di commercio di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno siglato il 19 febbraio a Bologna un protocollo di intesa con l’obiettivo di aiutare l’economia dei territori a cogliere le opportunità offerte da una dimensione territoriale più ampia e da una integrazione di forze e strategie, dando vita a «un patto operativo per realizzare una macro-area funzionale, un ambiente favorevole alle imprese per aiutarle a cogliere le opportunità del mondo che continua a crescere».
A firmare il documento sono stati i tre presidenti: Giandomenico Auricchio di Unioncamere Lombardia, Fernando Zillio di Unioncamere Veneto e, per Unioncamere Emilia-Romagna, Maurizio Torreggiani.
Si tratta del via a un percorso di collaborazione che si pone l’obiettivo di «accrescere le relazioni di cooperazione e la concertazione di attività e politiche per una maggiore integrazione in grado di valorizzare le eccellenze attraverso un’azione condivisa», come hanno riferito a ridosso della sigla del patto le fonti camerali ufficiali; e di «un primo passo verso una prospettiva di medio lungo periodo indirizzata a una organizzazione camerale strutturata sulla dimensione di una macro-area».
Secondo Unioncamere, infatti, proprio le aree vaste «rappresentano un nuovo ambito in cui organizzare la rete di relazioni delle imprese e tra le imprese, pur mantenendo attenzione, nelle linee di intervento, alle differenti peculiarità e diversi valori di identità dei territori».

Un Pil superiore a quello dei Paesi Bassi
La macroarea formata da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna concentra più del 40% del Prodotto interno lordo o Pil nazionale, esprime il 54% di quanto prodotto dall’industria manifatturiera, e il 55% del valore delle esportazioni di beni verso l’estero.
Complessivamente esso vale 625 miliardi e pone l’area davanti a Paesi quali Turchia, Paesi Bassi e Svizzera, con una ricchezza creata pari al 5% di quanto realizzato dall’intera Unione Europea.
«Il territorio», hanno riportato i comunicati ufficiali, «è sempre meno quello definito dai confini amministrativi, ma dove insistono le relazioni delle imprese, aree vaste a geometria variabile i cui confini sono in perenne riconfigurazione. I settori tradizionali si sono ricomposti in filiere che tengono insieme componente manifatturiera e terziaria, rendendo sempre più complesso scindere le attività che compongono la catena del valore. La dimensione d’impresa», hanno continuato le fonti, «tradizionalmente identificata dal numero degli addetti, è stata sostituita dalla dimensione strategica, dall’intensità delle relazioni che l’impresa ha in essere con altri attori economici, privati o pubblici».
Il protocollo di intesa punta perciò, in questo quadro, «all’integrazione operativa di attività e progetti di ogni singolo sistema camerale regionale, valorizzando eccellenze, esperienze e competenze che hanno garantito sino a oggi servizi riconosciuti di alta qualità dalle imprese».

Gli ambiti di intervento
Possibili aree di azione sono state identificate con studi e monitoraggio dell’economia, servizi e progetti di internazionalizzazione; una collaborazione strutturata e consolidata tra le realtà camerali delle tre regioni, «anche nel contesto della riallocazione delle funzioni già delle Province, con l’obiettivo di una progressiva omogeneizzazione delle politiche a sostegno della competitività delle imprese in ambito di area vasta interregionale».
Si è previsto che le Giunte regionali associative si incontrino almeno due volte all’anno per definire le linee di indirizzo politico-strategiche e un programma di attività comune che sarà verificato con un monitoraggio specifico per valutare criticità e risultati.

 

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