Si scrive Made in steel, si legge Made in Italy

(da: ansa.it)

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La sesta edizione di Made in Steel, evento dedicato alla filiera industriale dell’acciaio che dopo i primi quattro appuntamenti tenutisi a Brescia e l’ultimo a Fieramilanocity è pronto a esere ospitato dai padiglioni della fiera di Rho (Milano), è destinata ad avere luogo solamente fra oltre un anno, essendo in calendario dal 20 al 22 maggio del 2015.
Quel che ha già preso il via sono invece i lavori preparatori per la manifestazione, passata a febbraio per il 100% nelle mani dell’organismo di consulenza e informazione strategica sulle materie prime Siderweb, che si prevede possano entrare nel vivo già il 4 giugno prossimo con il primo atto di Industria e acciaio 2030, serie di convegni che dovrebbe accompagnare i protagonisti della siderurgia nazionale e gli addetti ai lavori sino alla rassegna concomitante con l’Expo.
Sede per il convegno sono le Officine del volo di via Mecenate 76/A a Milano e l’orario di inizio è fissato per le 15. Nell’agenda degli interventi spiccano i nomi di Domenico De Masi, docente di Sociologia del lavoro presso l’università La Sapienza di Roma, con l’intervento Analisi dei megatrend al 2030. A seguire Dipak R. Pant, professore dell’università Cattaneo Liuc di Castellanza (Varese) che tratterà invece degli Scenari evolutivi pronosticati per i prossimi 15 anni; e Giorgio Barba Navaretti dell’università Degli Studi di Milano (dipartimento di Economia politica) con L’evoluzione al 2030 del settore manifatturiero.
A concludere i lavori con la relazione Imprese e associazioni: le vie per affrontare il futuro è atteso Aldo Bonomi, fondatore e direttore del Consorzio Aaster, laddove gli onori di casa sono compito di Emanuele Morandi, presidente di Siderweb.
A ideale presentazione e vademecum verso il Made in Steel del 2015, Siderweb ha diffuso le riflessioni e statistiche sull’industria dell’acciaio globale che di seguito riportiamo.

Il quadro italiano
«Che sia per motivi ambientali, o per problemi contingenti o a causa della vendita forzata imposta dall’Unione Europea, fatto sta che le crisi che hanno colpito l’Ilva di Taranto, la Lucchini di Piombino  e  l’Acciai  Speciali  Terni  hanno  contribuito  a ridisegnare  la  geografia  dell’acciaio  italiano  nel 2013. Lo si evince dalle elaborazioni sui dati doganali, dalle quali emerge, per l’anno appena passato, un netto calo dell’influenza di queste tre province sull’export nazionale di acciaio. Se nel 2012, infatti, il valore dell’acciaio esportato da Taranto, Livorno e Terni era di 2,724 miliardi di euro, l’anno successivo si è scesi a 1,673 miliardi di euro, per una riduzione del 38,5%. Anche la posizione di queste province nel ranking nazionale ne ha risentito: Taranto è scesa dal 4° posto del 2012 all’8° del 2013,  con  un  valore  dell’export  di  736,5  milioni  di euro ed una riduzione del 39,3% rispetto al 2012. Terni scende dal 5° al 9° (730,9 milioni di euro, -38,3%) e Livorno dal 16° al 20° posto (205,4 milioni di euro, -37,0%). A beneficiare dell’arretramento di Taranto e Terni sono state le province di Bergamo (da 6° a 4°), Cremona (da 8° a 5°), Vicenza (da 7° a 6°) e Mantova (da 9° a 7°), mentre sul podio nazionale si confermano Brescia, con 1,576 miliardi di euro (-4,1% rispetto all’anno precedente), Milano (1,370 miliardi di euro, -7,2%) e Udine (1,087 miliardi di euro, -10,8%).
Sul versante delle importazioni, invece, è Milano la provincia leader con 1,889 miliardi complessivi. Seguono Ravenna, Udine, Brescia, Torino, Mantova, Lecco, Verona, Cremona e Terni. Come si può notare, nella top ten si conferma la forte presenza della Lombardia (5 province), già presente con 7 province nella «top 20».Import-export:  la  Germania  il  miglior  partner  commerciale –  È  la  Germania  il  principale  partner commerciale  italiano  nel  2013  relativamente  ai  prodotti  in  acciaio.  Il  Paese,  infatti,  si  conferma come il maggior esportatore verso l’Italia ed il maggior importatore di acciaio tricolore, con volumi
complessivi di oltre 8 milioni di tonnellate. Andando dal particolare al generale, nel 2013 le importazioni italiane di acciaio dono state pari a 24,874 milioni di tonnellate, con un incremento dell’8,7% rispetto al 2012 e per un controvalore di 18,161 miliardi di euro.
Il principale fornitore, come detto, è stato la Germania con 4,176 milioni di tonnellate, precedendo l’Ucraina (2,924 milioni di tonnellate), la Francia (2,433 milioni di tonnellate), la Russia (2,278 milioni di tonnellate), l’Austria (1,541 milioni di tonnellate) e la Cina (1,061 milioni di tonnellate). Sul versante dell’export, dopo i tedeschi (4,109 milioni di tonnellate), i migliori clienti per le acciaierie italiane sono stati i francesi (2,488 milioni di tonnellate), gli algerini (1,701 milioni di tonnellate), gli spagnoli (1,138 milioni di tonnellate) e gli austriaci (877.000 tonnellate). Nel 2013 le esportazioni italiane di acciaio sono state pari a 19,991 milioni di tonnellate, per un controvalore di 25,757 miliardi di euro».

Produzione: ripresa nel 2014
«Dopo due anni difficili, nei quali si è tornati su volumi inferiori a quelli del 2010, il settore italiano dell’acciaio sembra aver ritrovato la strada della crescita nei primi mesi del 2014. Secondo i dati di Federacciai, infatti, la produzione siderurgica nazionale è stata di 6,648 milioni di tonnellate tra gennaio e marzo, con un incremento dell’8,7% rispetto al medesimo periodo del 2013. Il consumo apparente di prodotti siderurgici è salito a gennaio a 1,987 milioni di tonnellate, con un miglioramento dell’8,3% rispetto a gennaio 2013. Per il 2014 Eurofer, l’associazione continentale dei produttori di acciaio, si aspetta un incremento del consumo apparente italiano
del 2,6%.
Per quanto concerne il punto di vista occupazionale, la siderurgia primaria dà lavoro in Italia (2012) a 36.131 persone, con una riduzione di circa 800 unità rispetto al 2011».

La situazione mondiale ed europea
«La produzione mondiale di acciaio nel primo trimestre 2014 è stata pari a 405,677 milioni di tonnellate, con un incremento del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2013. La Cina rimane il leader di mercato, con una produzione di 202,700 milioni di tonnellate (+2,4%), al secondo posto c’è l’Unione Europea (43,831 milioni di tonnellate, +6,7%), poi il Giappone (27,575 milioni di tonnellate, +1,6%) e gli Stati Uniti (21,535 milioni di tonnellate, +0,1%)».

 

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