Senaf-Mecspe: così la meccanica italiana reagisce alla crisi

2014_MECSPE_3_Area EspositivaLe imprese del comparto della meccanica hanno visto chiudersi i primi sei mesi del 2014 con buoni risultati: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, l’83,6% delle imprese registra una crescita o una stabilità dei fatturati e il 75,8% un livello occupazionale invariato. Gli ordinativi permettono di sostenere le esigenze finanziarie di quasi sei aziende su dieci e la liquidità è giudicata sufficiente o buona dall’87,4%. Risultati rassicuranti che portano il 45,1% degli imprenditori a dirsi ampiamente soddisfatto dell’andamento aziendale e il 44,5% mediamente appagato; solo il 10,4% non lo è per nulla. Questa la fotografia delle imprese del comparto italiano della meccanica scattata da Senaf in occasione di Mecspe, la fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione (Fiere di Parma, 26 -28 marzo), che darà a responsabili acquisti e di produzione, titolari, referenti della direzione tecnica e dell’area ricerca e sviluppo – provenienti principalmente dal comparto dell’automotive, dell’elettromeccanica e dell’alimentare – la possibilità di trovare prodotti all’avanguardia, tecnologie innovative, contenuti interessanti e partner con cui sviluppare occasioni di business.
«L’elevata presenza di decisori aziendali durante Mecspe, lo scorso marzo, ci aveva già fatto pensare ad un comparto che guarda con fiducia al futuro e vuole tornare a investire sui processi produttivi. La nostra indagine non fa che confermarlo», ha commentato Emilio Bianchi, direttore di Senaf, visto che «tre imprese su dieci dichiarano di aver investito in questi primi sei mesi oltre il 10% del proprio fatturato, e per oltre quattro imprese su dieci i prossimi tre anni saranno all’insegna di una crescita del mercato. Il made in Italy è sinonimo di radicato ottimismo, oltre che di professionalità e qualità».
Tornando ai dati si vede infatti come le imprese del comparto guardino con fiducia al secondo semestre del 2014: sei aziende su dieci prospettano una stabilità dei fatturati mentre tre su dieci attendono una crescita; sul fronte occupazione la situazione rimarrà stabile così come su quello del portfolio ordini.
Si denunciano invece enormi difficoltà legate al ruolo giocato dallo Stato e dalla Pubblica amministrazione: l’89,8% degli imprenditori ritiene critica la burocrazia, l’85,9% indica gli aspetti fiscali, il 75,5% teme i tempi della giustizia mentre il 74,1% l’incertezza normativa. Tra le criticità le imprese segnalano anche il costo della forza lavoro (80,2%), la concorrenza (77,9%) e il recupero crediti (70,6%). Una formale ennesima richiesta di riforme urgenti e incisive al governo Renzi.
«La fiducia nel mercato e nelle proprie potenzialità da parte degli imprenditori è un segnale molto importante. Nonostante i numerosi ostacoli che rendono difficoltosa la vita aziendale, le imprese non smettono di credere che la ripresa sia possibile», ha quindi concluso Emilio Bianchi.

In crescita il 42,1% degli interpellati
L’andamento aziendale attuale risulta ampiamente soddisfacente per circa la metà delle imprese del comparto della meccanica e della subfornitura (45,1%), con un 44,5% che si dice mediamente appagato e un 10,4% che è insoddisfatto. Questa situazione cozza con l’andamento positivo dei primi mesi del 2014 e le previsioni sulla chiusura del 2014.
Rispetto allo stesso periodo del 2013, infatti, il 42,1% delle aziende ha registrato nel I semestre 2014 una crescita del proprio fatturato mentre il 41,5% dichiara stabilità. Rimane comunque uno zoccolo duro di aziende (16,4%) che ha indicato un calo di fatturato. Sul fronte occupazione, il numero di addetti, si è mantenuto complessivamente stabile (lo afferma il 75,8% delle aziende) contro solo un 7,2% che ha dovuto ridurre il numero dei propri dipendenti. Il portfolio ordini è giudicato “adeguato” ai propri livelli di sostenibilità finanziaria dal 57,9% delle imprese, contro un 35,4% per cui è insufficiente, e la liquidità è ritenuta sufficiente per oltre la metà delle aziende e buona per un terzo del campione.
Per quanto riguarda le previsioni sotto il profilo del fatturato, per la seconda metà del 2014, il 29,8% si aspetta di chiudere con una crescita, il 58,9% si aspetta stabilità, mentre si prospetta un calo solo per l’11,3% delle imprese. Stesso andamento anche per l’occupazione: nei prossimi 6 mesi, ben il 78,9% dichiara di voler mantenere stabile il numero di addetti, contro un 12,5% che prospetta incrementi e solo un 8,5% che prevede cali. Sul fronte ordinativi, le imprese si attendono una sostanziale stabilità (63,6%), anche se il 19,1% prospetta una crescita.

Sette imprese su dieci esportano beni e servizi
Non ci sono dubbi sul futuro del mercato in cui si trovano a operare le singole aziende: per il triennio 2015-2017, solo il 13,5% si aspetta una contrazione del mercato contro un 45,9% apertamente convinto del suo sviluppo e un 40,6% che crede non ci saranno grosse variazioni rispetto all’andamento attuale.
Sul fronte dell’export, circa sette imprese su dieci dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un’incidenza variabile. Se il 23,2% dichiara di realizzare all’estero meno del 10% del proprio fatturato, quasi un terzo del campione (32,7%) supera il 26%.
Chi esporta punta verso gli Stati dell’Europa Centro-Occidentale (74,4%), seguiti da quelli dell’Europa dell’Est (26,5%). Il 23,9% esporta in Nord America, il 22,2% in Asia e il 17,9% in Sud America.
Per le imprese del settore la vita aziendale non è sempre facile e dall’indagine emerge come il governo non abbia attivato ad oggi un piano di rilancio efficace. Per oltre sei imprese su dieci il governo ha puntato su aspetti marginali, che non incidono in maniera determinante sulla vita aziendale e sulla produttività, mentre solo un 2,7% lo promuove. Per il 23% governo rimandato a settembre, dato che le riforme avrebbero avviato un processo, ma si tratta solo dell’inizio di un lungo cammino.

Parola d’ordine: aumentare la competitività
Inoltre, a ostacolare la normale attività e a preoccupare gli imprenditori ci sono sia fattori endogeni, legati al mercato e all’attività produttiva, ma anche una serie di fattori esogeni, indipendenti dalla volontà imprenditoriali e collegate invece al ruolo dello Stato e della Pa nella vita delle imprese. Per l’89,8% degli imprenditori il primo fattore di criticità è la macchina della burocrazia (ritenuto fattore estremamente critico il 40%), seguita dagli aspetti fiscali (85,9%). Seguono il costo del lavoro (80,2%) e la concorrenza del mercato (77,9%). Preoccupa anche l’incertezza normativa (74,1%) e i tempi giudiziari in casi di controversia (75,5%).
Destano preoccupazione anche altri fattori importanti per la vita aziendale, come i tempi di pagamento (70,6%), il costo d’acquisto dei fattori produttivi (71,5%) e l’accesso al credito (60,6%).
Nonostante gli ostacoli, le imprese credono fortemente nel valore aggiunto rappresentato dalla ricerca e dall’innovazione: è infatti ben l’84,2% a dichiara di investire in questo senso quote diverse del proprio fatturato. Se il 44,5% si destina tra l’1% e il 10% del fatturato, il 16,4% ne dedica oltre il 21%.
E altrettanto strategica è ritenuta la formazione dei dipendenti. Nei primi sei mesi dell’anno, oltre tre aziende su dieci hanno previsto fino 10 ore di formazione per dipendente, e oltre un quarto ne ha effettuate oltre 21. Nonostante il periodo congiunturale, nel secondo semestre 2014, le imprese non andranno ad intaccare i budget destinati all’aggiornamento di chi opera nell’area progettazione e produzione, e che chi (14,5%) pensa addirittura di aumentarlo.
Nel primo semestre 2014, inoltre, oltre sei imprese su dieci hanno previsto momenti di formazione per i clienti: il 30,6% ne ha già erogate fino a 10, l’11,2% da 11 a 20 e il 20,9% oltre 21.

 

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