PTC: le cose che vogliamo

(da: it.creo.ptc.com)

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L’evento italiano per il lancio della nuova versione della soluzione di progettazione Creo, giunta all’edizione 3.0, ha rappresentato per la multinazionale statunitense dei software per l’industria Ptc l’occasione per fare il punto sull’andamento dei mercati italiano e globale. E per tracciare la roadmap delle strategie con cui intende ampliare il suo bacino di utenza spaziando a tutto campo. Le cifre dicono che l’azienda può crescere entro la fine dell’anno fiscale 2014 ben oltre le sue previsioni di un +8-10% di vendite e in linea con le aspettative è anche l’acquisizione di nuovi clienti, pronta a rispettare il target del +20-25% definito in partenza; o addirittura a oltrepassarlo. Nel nostro Paese i risultati dovrebbero rivelarsi persino più confortanti con un incremento del fatturato compreso fra 12 e 14 punti e utilizzatori aumentati per più del 25% a dispetto della crisi. Secondo quanto affermato dal general manager e senior vice president per la Penisola Stefano Rinaldi Ptc sta giovandosi della percepibile voglia di rinnovamento che caratterizza l’industria tricolore e nonostante la concorrenza i margini di espansione restano ampi. Le migliorie apportate a Creo permetteranno di presidiare ancor più solidamente il fronte del Cad; mentre segnali decisamente positivi sono giunti dal Plm. Le architetture per la gestione completa del ciclo di vita dei prodotti – Product lifecycle management – hanno guadagnato terreno in particolare fra le imprese di dimensione piccola o media ma posizionate sui panorami internazionali o intenzionate a esserlo. È un successo del modello di business adottato dal gruppo, oltre che della sua proposta tecnologica. Impegnata direttamente sui grandi interlocutori, Ptc dialoga invece coi medio-piccoli per il tramite di nove distributori specializzati e sempre stando a quanto considerato da Rinaldi l’obiettivo è quello di sviluppare ulteriormente entrambi i canali. Competenze specifiche saranno coltivate nelle aree dei già citati Cad e Plm; ma anche in quella della gestione del ciclo di vita dei servizi (Service lifecycle management o Slm) che al pari delle altre ha un ruolo cruciale nel business plan societario. «Stiamo entrando in una nuova fase», ha detto Stefano Rinaldi, «caratterizzata da investimenti ingenti sui fronti core e dalla necessità di seguire da vicino le trasformazioni che il manifatturiero sta attraversando, consapevoli di come il settore stia cambiando volto offrendoci altre opportunità».

Governare la complessità
Per Ptc il software dovrà assumersi con determinazione ancor maggiore il compito di governare le crescenti complessità della manifattura contemporanea che è peraltro attraversata da una varietà di tendenze diverse. In primo luogo c’è quella alla servitizzazione, chiave di volta del paradigma di business dei grandi fornitori nei mercati maturi. Il general manager lo ha esemplificato con il caso di quei costruttori di motopropulsori del comparto avionico che devono il loro volume d’affari più alla vendita di ore di volo a determinati standard di servizio che non alla consegna di un motore. Ancor più importante è il peso della connettività. Se oggi solamente un terzo della popolazione mondiale accede abitualmente al web, gli analisti concordano invece nel sostenere che entro il 2020 non solo questa cifra si moltiplicherà, ma che saranno 50 milioni gli oggetti connessi alla Rete. E interconnessi fra loro, naturalmente. Lo scenario è l’Internet of things, l’Internet delle cose, a proposito del quale Rinaldi si è espresso chiaramente: «In questo quadro, a distinguerci è la cosa». Perché «i prodotti intelligenti rappresentano il gradino più alto di uno sviluppo che Ptc ha seguito passo dopo passo», ha detto il senior vice president, «partendo dal puro oggetto fisico-meccanico per passare poi all’ingresso massiccio dell’elettronica e del digitale nella produzione. Abbiamo attraversato questa transizione realizzando applicativi di progettazione e poi di controllo sull’automazione. Questo ha a sua volta schiuso nuovi orizzonti permettendoci di approdare al Plm. Il software ha dato intelligenza e competitività ai prodotti rendendoli addirittura vivi e il cammino è solo agli inizi. Ptc ha curato con attenzione l’interfacciamento funzionale uomo-macchina e adesso è pronta per la prossima sfida della gestione di sistemi completi di manufatti interconnessi fra loro».

Verso il mondo nuovo
Il brave new world del domani è amministrato dal system engineering che permette di sovrintendere a interi e complicati sistemi di sistemi. Anche in quest’ottica Ptc ha completato di recente l’acquisizione di Atego, che per la modellazione e l’ingegneria di sistemi ha sviluppato una sua piattaforma tanto ricca di funzionalità quanto intuitiva nell’uso. Ed è oggi protagonista di quel che ha ribattezzato il closed loop lifecycle management. Un ecosistema completo nel quale convivono le soluzioni e le strategie di gestione del ciclo di vita di prodotti, servizi, applicazioni, della supply chain, insieme ai classici Cad e all’innovativa Internet delle cose. «Nell’avvenire», ha proseguito Rinaldi, «il valore aggiunto deriverà dalla capacità di gestire ambienti intelligenti e dallo sviluppo di app dedicate all’industria. Struttura dei mercati e natura dei prodotti cambieranno radicalmente». Anche in questo senso la multinazionale ha già mosso le sue pedine concludendo l’acquisizione di ThingWorks, la cui proposta software consente di realizzare app a velocità dieci volte superiori rispetto a quelle tipiche dello sviluppo Oem condotto internamente e con strumenti tradizionali. «È un ambiente», ha detto Rinaldi, «che tende verso la riduzione del time to market delle applicazioni». Un anello di congiunzione fra il passato e il futuro di Ptc è senza dubbio rappresentato da Creo, che ha già una penetrazione del 60% presso la base installata del vendor nonostante sia stato introdotto soltanto tre anni fa. Con l’edizione 3.0 mira al traguardo del 75% a livello internazionale per ottenere otto punti percentuali in più di fatturato. Anche in Italia la sua diffusione ha viaggiato in doppia cifra grazie altresì alla conquista e alla fidelizzazione di clienti di primo piano. Creo 3.0 può servire ancor meglio la causa dell’industria nostrana in virtù dell’implementazione della tecnologia Unite che è focalizzata sull’importazione e l’utilizzo di dati provenienti da piattaforme eterogenee. Può importare e convertire nella sua lingua documenti originariamente creati nei dialetti Cad di SolidWorks, Catia, Nx, Autodesk Inventor e SolidEdge. Inoltre, per Catia, Nx e SolidWorks, è in grado di aprire e incorporare in formato nativo i modelli all’interno di assiemi Creo convertendoli in formato Creo in caso di necessità di modifiche e può aggiornare dinamicamente i modelli a fronte di una modifica del formato nativo. Il tutto, come ha spiegato il director technical sales e business development per la Spagna, l’Italia e il Medio Oriente di Ptc, Fabrizio Ferro, senza duplicazioni e con «traduzioni on the flye trasparenti all’utente nell’idioma nativo di Ptc Creo 3.0».

Una suite completa
L’obiettivo commerciale è ampliare il market share su aziende che lavorano su una molteplicità di piattaforme risolvendo allo stesso tempo uno fra i problemi tipici degli utilizzatori di Creo, ma al contempo anche quelli della concorrenza. Fra le funzionalità aggiuntive di rilievo c’è anche Creo Freestyle che incrementando le capacità di modellazione free form può cooperare con le tecniche di modellazione parametriche o sostituirsi a esse nel caso in cui non riescano a ridurre i tempi di lavoro a causa del vasto numero di elementi di calcolo da tenere in considerazione. Creo Layout è un ponte di collegamento fra progettazione bidimensionale e mondo 3D: è nato per facilitare lo studio di oggetti particolari axial-simmetrici o a due dimensioni ma vanta ora la possibilità di generare sub-layout di oggetti complessi per operare su diverse sezioni di manufatti molto grandi e migliori funzionalità legate al controllo degli effetti delle modifiche. Altro punto di forza di Ptc Creo 3.0 è Design exploration extension la cui prerogativa è quella di offrire ai progettisti uno strumento valido per valutare differenti soluzioni progettuali oppure l’impatto di ogni modifica apportata a un disegno mantenendo la tracciabilità delle scelte effettuate. «Con la funzione Checkpoint riesce a tenere traccia di tutte le possibili varianti su un progetto», ha illustrato Ferro, «consentendo di scegliere alla fine quella ritenuta più adatta. E con Design Exploration extension il passaggio dall’una all’altra idea progettuale si fa molto più rapido». Importanti sono infine Mold filling analysis, una feature di verifica del riempimento di oggetti costruiti con iniezione plastica e realizzato a quattro mani con la partner specializzata Moldex 3D; e Immersive design development. Quest’ultima garantisce la visualizzazione di un oggetto – l’esempio è stato quello di una macchina per caffè espresso – non solo alla luce di differenti varianti estetiche (materiali e texture alternativi) ma anche dell’ambiente, casalingo nella fattispecie, destinato a ospitarli. Un’arma in più per il lavoro dei designer, la cui operatività in movimento e a mano libera è assicurata e agevolata da Creo Sketch for iPad, al momento disponibile nelle versioni Windows e MacOs, presto su Apple AppStore, per ottenere disegni in due dimensioni importabili in Creo 3.0.

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