Ottimismo a Nord-Est

La Fondazione Nord Est ha resi noti i dati relativi all’ultima rilevazione congiunturale sull’Opinion panel che ha curato e relativo alle aspettative degli imprenditori locali sulle dinamiche crisi-ripresa. Dallo studio si è avuto modo di vedere che i timonieri della macroregione «cominciano a guardare nuovamente con ottimismo al futuro delle loro aziende: dopo quasi due anni, infatti, la quota di imprenditori ottimisti supera quella dei pessimisti. Un quarto degli imprenditori esprime complessivamente un giudizio positivo sulla capacità della sua impresa di ottenere nel prossimi sei mesi risultati positivi per quanto riguarda le diverse variabili aziendali: produzione, ordini, vendite all’estero, utilizzo degli impianti e occupazione», si è potuto leggere in una nota della Fondazione.
E ancora: «Nello specifico torna a prevalere nelle attese espresse dal panel di testimoni privilegiati interpellati la quota di chi prevede una crescita del livello produttivo (22,3%), a fronte di un atteso aumento del livello degli ordini (27,9%). Interessante è osservare, sotto questo punto di vista, che sia per ordini che per produzione si dimezza la percentuale di chi si attende una flessione», ha fatto sapere l’ente.

Dai dati sull’andamento previsto per gli ordini dall’estero, con oltre il 42% di aziende fiduciose in uno sviluppo positivo, «appare evidente come in questa fase il baricentro della rinnovata fiducia delle imprese sia completamente spostato verso i mercati internazionali a fonte di un mercato domestico ancora estremamente debole. Ne consegue, come per altro indicano anche tutte le più recenti analisi dei principali istituti di ricerca – dalla Banca d’Italia a Confindustria – che riescono a reagire alla crisi e a continuare a crescere e svilupparsi solo le imprese internazionalizzate. E tra queste quelle che intraprendono percorsi complessi di innovazione dotandosi di dimensione, organizzazione, strutture e risorse adeguate per competere sui mercati mondiali», ha riportato la Fondazione.
Il quadro è dunque fortemente polarizzato: le medie imprese internazionalizzate e innovative sono in grado di crescere, mentre arrancano gli altri, specie se eccessivamente radicati o focalizzati sul fronte interbno. Le previsioni sull’occupazione restano negative, anche alla luce di questo: solo il 5,2% delle imprese, infatti, prospetta di aumentare gli organici, il 22% di ridurli.
Quanto appunto al panorama della Penisola il 30,4% degli interpellati ha alluso a una leggera flessione, il 23,8% di una netta caduta dell’economia italiana.
In linea con le previsioni di Ocse e Fmi le prospettive per l’Europa nel suo complesso tornano in positivo «con la maggior parte dei Paesi in grado di registrare già nel 2013 una crescita del PIL che si dovrebbe rafforzare nell’anno successivo. L’economia mondiale, viceversa, sembra ormai avere imboccato una fase di ulteriore sviluppo elemento che, insieme con la crescita del commercio mondiale, è in grado di dare ossigeno al sistema economico italiano», ha rilevato la Fondazione, che ha concluso: «In questo contesto, il Nord Est seppur con un dato sintetico ancora a favore delle aspettative di flessione (45,7%) rispetto a quelle di crescita (18,6%) appare nelle attese del panel in una situazione ampiamente migliore rispetto all’economia italiana e in deciso miglioramento rispetto a quanto rilevato a marzo del 2013 dove le attese negative raggiungevano il 69,1%».Il presidente di Fondazione Nord Est Francesco Peghin ha commentato, riferendosi al Panel: «I dati raccolti da Fondazione Nord Est – in coerenza con le analisi sviluppate su dati Istat e con il quadro tracciato dal Csc – mostrano chiaramente che anche in questo territorio il recupero di competitività, seppur finalmente avviato, è ancora appannaggio di una quota ristretta di imprese di eccellenza. Imprese che non possono da sole ricostituire un ecosistema territoriale in grado di supportare la necessaria trasformazione della struttura produttiva verso un posizionamento su livelli più alti della catena del valore.
Unico percorso possibile per valorizzare i tanti punti di forza, le numerose esperienze di impresa e di creatività del territorio che oggi devono trovare nuovi fattori distintivi e di competitività per confrontarsi sul mercato mondiale. Il Dna del Nord Est non è cambiato, ma per non soffocare ha bisogno di un innovativo progetto di politica economica e industriale di sviluppo che possa prendere corpo imparando dagli errori del passato».

 

 

 

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