Morini: con i robot per vincere la crisi

moriniUn gruppo con tre unità di fusione in sabbia, una divisione di fusione in conchiglia, robotizzata, dove lavorano 25 persone; e contratti internazionali con realtà prestigiose europee e statunitensi in particolare. Questa è la carta di identità della Fonderia Morini, storica azienda di Cotignola, in provincia di Ravenna, che dal 1959 rappresenta un fiore all’occhiello per l’intero settore.
Davanti a me, animato dalla classica e squisita ospitalità emiliano-romagnola, ho Luca Morini, titolare dell’azienda, che mi accoglie con un gran sorriso. Qua le cose paiono andar bene, non è cosi? «Sì, se continua così davvero non ci possiamo lamentare, ma il motivo per cui non abbiamo sentito la crisi è nella lungimiranza di questa azienda. La crisi l’abbiamo prevenuta quando, a partire da molti anni fa, abbiamo fatto una serie di investimenti che ci hanno garantito una qualità nei prodotti tale da essere sempre concorrenziali sul mercato».
Davvero parole fuori ordinanza rispetto al clima pesante che in questi anni ha caratterizzato la manifattura italiana. La Fonderia Morini, al contrario, si presenta come una vera eccellenza italiana. «Siamo un’azienda», ha continuato Morini, «che fa dell’eccellenza e della qualità la sua cifra imprenditoriale, e queste caratteristiche ce le siamo guadagnate alzando continuamente l’asticella del livello tecnico, investendo nelle tecnologie, nell’automazione, nella robotica e nelle persone per produrre particolari sempre più difficili, più spinti, più impegnativi. Ce l’abbiamo fatta».
Una commessa quinquennale con l’azienda che gestisce la metropolitana di Los Angeles è solo uno degli esempi a testimoniare la qualità e l’affidabilità raggiunta da Fonderia Morini, la quale ha sempre creduto nell’automazione. «Decisamente. Pensi che la prima linea automatica di stampaggio», ha ricordato il titolare, «è stata installata in azienda nel 1983 e da allora non ne abbiamo più fatto a meno. Non della linea, ma dell’automazione».
Domanda facile, risposta un pò meno. «Perché? » chiedo. «Automazione, standardizzazione e continui controlli, a partire da quelli in accettazione della materia prima, sono le condizioni necessarie per raggiungere quell’eccellenza della quale ho appena parlato. Lo standard di qualità e la ripetibilità che danno le linee automatizzate, robot in testa, non possono essere garantite da nessuna altra tecnologia. E dall’uomo, specie in fonderia, ancora meno», è l’argomentazione di Morini.

Cresce l’automazione, aumentano le competenze
Eppure questo, la scelta dell’informatica, dell’automazione e della robotica in particolare, in Fonderia Morini non ha coinciso con una riduzione del personale. «No, l’automazione, al contrario, ha completato la formazione del personale e ne ha ampliato le competenze. L’adozione di tecnologie innovative come i robot», ha detto Morini, «non solo ci aiuta a posizionarci tra i leader internazionali nel settore, ma consente al personale di imparare cose prima sconosciute e rivedere il suo ruolo in azienda e, complessivamente, il suo valore sul mercato del lavoro. Gli operatori, cosa non da poco, grazie all’automazione vivono anche condizioni di lavoro migliori. Una fonderia è un ambiente che sa essere difficile. Per quanto da noi la tecnologia ci aiuti anche a garantire una qualità dell’aria elevata, visto che abbiamo recentemente installato un nuovo impianto per l’aria, e condizioni di lavoro più che buone per i nostri dipendenti, le difficoltà di operare in ambienti sabbiosi e caldi ci sono».
Quando queste operazioni, però, sono svolte da una macchina o da un robot, tutto va meglio. «Proprio così. La crisi l’abbiamo combattuta», ha sottolineato il titolare dell’azienda ravennate, «credendo nelle nostre idee e nelle persone, ma soprattutto nella tecnologia, nell’innovazione e nel rapporto con le altre aziende. Con il cliente collaboriamo, progettiamo insieme, mettiamo a disposizione esperienze e competenze, come il nostro ufficio di progettazione Cad/Cam. È solo così che si vince in un mercato piagato dalla crisi e globalizzato, dove l’uso della tecnologia e dell’automazione risultano elementi fondamentali».
Produzione di elevata qualità, standard sempre rispettati, precisione, velocità. Argomenti che con la scelta del robot Comau per il reparto di fusione in conchiglia, vedono accrescere il loro significato. Non solo parole, ma anche fatti, come ho avuto modo di documentare andando con Luca Morini a visitare il reparto specializzato nella sede distaccata, sempre a Cotignola. Entrando in fabbrica, Morini mi ha spiegato il funzionamento dell’isola robotizzata: «Il robot», ha spiegato, «lavora con tre stampi diversi inter-cambiati automaticamente durante la produzione. Questo ci consente di realizzare ad alta velocità prodotti diversi e di mantenere, come sempre nel nostro caso, uno standard qualitativo molto elevato. Inoltre il robot ci permette di essere flessibili, e non solo veloci, quando produciamo. Ciò significa poter cambiare settaggi, stampi e produzione, con rapidità e soddisfare emergenze o richieste specifiche. Non c’è altra tecnologia per fonderia che ce lo garantirebbe».

Un rapporto consolidato nel corso degli anni
La domanda, anche in questo caso, appare d’obbligo. Ho chiesto un’opinione, infatti, sul grado di soddisfazione della tecnologia robotizzata e di Comau nel dettaglio. Morini ha mostrato ben pochi dubbi. «Con Comau», ha detto, «c’è un rapporto consolidato da anni e abbiamo tutta l’intenzione, dopo una prima tranche di investimenti, di proseguire in tal senso con altre automazioni per una produzione sempre più efficiente».
Una scelta felice che premia il made in Italy, quindi. «Siamo molto contenti», ha concluso Luca Morini, «di premiare una tecnologia italiana che, per esperienza e performance, non ha davvero nulla da invidiare ai concorrenti internazionali. Negli ultimi cinque o sei anni è cambiato il mondo, nella direzione in cui tutti ci aspettavamo andasse anche se certamente non in maniera così traumatica: ovvero quella della qualità, della tecnologia spinta e del servizio. Ecco, in questi anni così intensi e difficili, aver avuto un interlocutore come Comau ci ha aiutati a mantenere elevati quegli standard di qualità che tutti ci riconoscono e invidiano».
Una scelta azzeccata su una tecnologia che, peraltro, si è già ripagata. «Proprio così», ha confermato Morini, «poiché il robot che opera nel reparto fusione in conchiglia è stato installato e avviato circa un anno fa e, con le prestazioni che ha messo in campo, ripagheremo in breve tempo l’investimento. Niente male davvero».

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