Microfusione e ambiente, interrogativi e risposte

5 - Art. microfusioneL’attenzione oggi rivolta alle tematiche ambientali nel contesto delle fonderie di microfusione; gli impatti sull’ambiente dei processi produttivi del comparto; la gestione dei residui di lavorazione. Questi e molti altri sono i temi cui ha dato risalto la lettura della guida operativa La gestione degli impatti ambientali nella fonderia di microfusione pubblicata da Assofond.
La guida ha di fatto costituito l’occasione per sviluppare osservazioni e commenti sull’argomento, abbozzare un quadro della situazione attuale e, possibilmente, offrire utili stimoli di riflessione per gli operatori del settore, attraverso le parole e le opinioni di chi ne conosce direttamente le meccaniche.4 - Art. microfusione

Gestione ambientale, c’è ancora molta strada da fare
Al fine di approfondire gli spunti offerti dai contenuti della guida operativa e i diversi temi che ne derivano, abbiamo in prima battuta interpellato uno degli autori, Marco Bigliardi, che insieme a Gualtiero Corelli e Maria Pisanu ne ha curato la stesura. Altresì amministratore delegato di Microfound Srl e ATS-Microfound Srl, nonché attivo membro di Assofond, Bigliardi conosce quindi anche molto bene, vivendole di prima mano, le dinamiche del comparto.
Per iniziare, come vengono oggi valutate le tematiche ambientali nel contesto delle fonderie di microfusione, al di là degli obblighi di legge? «Tali tematiche», ha affermato Bigliardi, «vengono purtroppo poco recepite. Quello della fonderia di precisione a cera persa è infatti un settore di nicchia, con un processo speciale e bassi volumi. Per questi motivi la giurisprudenza non ne copre in modo sistematico e corretto le esigenze e le problematiche in campo ambientale. Le fonderie hanno dimensioni piccole e medie e, a mio avviso, la gestione dei rifiuti non è uniformata, ma estremamente personalizzata. Vengono applicate regole di altri settori che spesso non corrispondono correttamente alle esigenze reali. In linea di massima si fa riferimento a quanto di legislativo è già esistente nel campo della fonderia, e questo è riduttivo ed estremamente oneroso».
Quali sono dunque le attività che possono e devono essere ancora intraprese per sensibilizzare correttamente sull’argomento? Secondo Marco Bigliardi le poche aziende del settore dovrebbero cercare di essere più collaborative, per provare ad avere una linea comune di comportamento sulle tematiche ambientali. «La guida operativa pubblicata da Assofond», ha proseguito Bigliardi, «è nata proprio con l’intento di  promuovere e sensibilizzare il comparto su queste tematiche e indicare linee comuni che portassero ad avere poi visibilità in sede istituzionale. Purtroppo il cammino si è fermato e non ci sono stati sviluppi rispetto a quanto iniziato».7 - Art. microfusioneSono passati in effetti circa tre anni dalla realizzazione della guida ed è perciò lecito domandarsi cosa sia cambiato da allora in termini operativi e/o legislativi. La pubblicazione, ha spiegato il nostro interlocutore a Fonderia Pressofusione, ha rappresentato sicuramente una valida iniziativa. «Sfortunatamente però», ha ribadito, «dal mio punto di vista non è cambiato quasi niente nella gestione ambientale delle fonderie di microfusione. La guida La gestione degli impatti ambientali nella fonderia di microfusione ha cercato di individuare le possibili soluzioni di riutilizzo dei residui, sia per ottenere l’attenzione degli operatori economici sia, soprattutto, per catturare la sensibilità delle istituzioni, perché le rendessero attuabili, collocandole in uno quadro giuridico attento alle problematiche ambientali nel nostro specifico comparto. Questo non è avvenuto, mentre in compenso sono cresciute notevolmente le problematiche ambientali e la necessità di molte aziende di allinearsi a schemi organizzativi/gestionali attenti all’ambiente, come la UNI EN ISO 14.001».
Allo stato attuale, quale sia quindi secondo Marco Bigliardi la situazione in merito alla gestione dei residui produttivi nel quadro delle fonderie di microfusione è piuttosto evidente «Un problema grande è rappresentato dalla gestione di alcuni materiali che per la giurisprudenza italiana sono considerati rifiuti, mentre per noi del comparto potrebbero essere recuperati. Le materie prime utilizzate nel processo provengono soprattutto dall’estero e non ci sono produttori italiani in grado di intraprendere un cammino di gestione corretta del recupero dei materiali. Riportare questi sottoprodotti all’estero per recuperarli è quasi impossibile, e siamo dunque obbligati a smaltirli senza poterli far rientrare in un processo produttivo. In Italia», ha continuato Marco Bigliardi, «non ci sono né impianti adatti alla rigenerazione di questi sottoprodotti né una legislazione specifica relativa al loro riutilizzo. L’unica possibilità per le aziende italiane è quindi di gestirli come rifiuti pagando, con oneri molto pesanti, le società autorizzate al ritiro».Smelting metal in metallurgical plant. Liquid iron from ladle

L’ambiente visto come opportunità e non come vincolo
Altro tema di sicuro interesse: la migliore gestione dei residui produttivi quale motivo di maggiore competitività per le fonderie di microfusione. I residui riutilizzabili dopo gli specifici trattamenti, infatti, porterebbero a una riduzione dei costi di smaltimento, molto elevati a causa delle piccole quantità in relazione alla totalità dei settori produttivi. Il recupero dei residui, inoltre, consentirebbe di abbattere i costi sostenuti per l’acquisto di materiale vergine. Questi due aspetti porterebbero di certo a una riduzione dei costi variabili e, quindi, a una maggior competitività per le aziende. A queste sue considerazioni Marco Bigliardi aggiunge altresì che nel corso del processo di microfusione non vi sono fasi particolarmente critiche in termini di residui fortemente impattanti sull’ambiente ma che tuttavia «in ogni fase si producono rifiuti che, in alcuni casi per quantità e in altri per qualità, diventano critici. Oltre ai residui ceramici, abbiamo liquidi derivanti dallo scioglimento della cera solubile, liquidi derivanti da prove di laboratorio e la cera stessa che viene estratta dalle forme».
Una sezione della guida è stata inoltre dedicata all’impatto delle emissioni di inquinanti atmosferici e agli impatti interni in merito a sicurezza e salute dei lavoratori, dovuti alle attività di fonderia. Quale peso hanno tali aspetti e come vanno affrontati? «È nostra prima responsabilità come imprenditori», ha affermato Bigliardi, «difendere sia l’impatto esterno sia i nostri lavoratori. Credo che tutti quanti siamo coscienti di questo, effettuiamo investimenti e applichiamo procedure corrette nelle nostre aziende per la tutela dei dipendenti. Gli inquinanti atmosferici vengono gestiti mediante la sorveglianza delle emissioni, rispettando scrupolosamente le frequenze stabilite dalle autorità. Per quanto riguarda invece la salute dei lavoratori è buona regola che tutto il settore si adoperi, anche oltre gli obblighi di legge, per salvaguardare quanto più possibile gli addetti dagli agenti dannosi».Figura 1Nella guida di Assofond si legge tra l’altro che il futuro delle fonderie sarà sempre più legato alla possibilità di coniugare in modo armonico impresa e ambiente, aderendo in pieno al concetto di sviluppo sostenibile. Che cosa questa affermazione possa sottintendere è presto detto. «L’imprenditore ha una grande responsabilità nei confronti dell’ambiente e nel limitare sempre più gli impatti negativi che il suo lavoro produce. I tristi fatti di cronaca degli ultimi tempi dimostrano quanto l’irresponsabilità può provocare catastrofi non solo ambientali, ma anche umane e sociali. Da quando abbiamo iniziato a occuparci di tematiche ambientali, abbiamo subito visto l’ambiente come opportunità, non come vincolo. In questa prospettiva e in un’ottica di competizione globale», ha concluso l’amministratore delegato di Microfound Srl, «le giuste soluzioni ambientali possono diventare elementi di competitività e vere e proprie opportunità economiche, come lo sono l’aggiornamento tecnologico o l’innovazione di prodotto».
Per finire, Marco Bigliardi ha offerto basandosi sulla sua conoscenza ed esperienza, consigli e indicazioni comportamentali sulla gestione dei residui produttivi e il contenimento del loro impatto sull’ambiente. «Considerando i rischi ai quali si può andare incontro, sarebbe opportuno eseguire un’indagine specifica, anche se non obbligatoria, sulla situazione attuale delle nostre aziende, tutelarci e approfondire gli aspetti più significativi per arrivare a una gestione che sia più corretta possibile secondo gli specifici casi», ha detto.

Imprese quali strutture ecosostenibili
Marco Di Pietro, presidente di Microcast Srl, ci ha poi fornito un parere sul tema dell’ambiente come opportunità ed elemento di competitività: «Il settore industriale», ha detto Di Pietro, «deve per primo cercare di percorrere strade alternative in materia di smaltimento rifiuti, energie rinnovabili e mantenimento dell’ecosistema attorno allo stabilimento. È obbligo dell’impresa essere una struttura ecosostenibile che generi ricchezza e opportunità per gli abitanti delle zone limitrofe. Le imprese non possono rischiare di trovarsi in situazioni (caso eclatante quello dell’ILVA di Taranto) in cui l’inadeguatezza a livello ambientale pregiudichi la possibilità di operare sul mercato e dare lavoro alle maestranze. Credo che lo Stato debba porre forti limiti in tal senso, dando in cambio però incentivi altrettanto forti alle aziende che accettano la sfida al rinnovamento».
Da sempre attenta alle tematiche ambientali, Microcast ha il suo stabilimento in prossimità dell’ospedale cittadino, con cui non vi è mai stato alcun contenzioso. Nel 2008 l’azienda ha avuto la necessità di sostituire il tetto obsoleto dei capannoni e la proprietà ha investito nella realizzazione di un tetto fotovoltaico, su una superficie di circa 5000 metri quadrati. «L’investimento», ha detto Di Pietro, «permette un risparmio annuo di circa un quarto del costo di energia elettrica. La nostra azienda si avvale di costanti consulenze, anche in collaborazione con Confindustria, per rimanere al passo con le nuove leggi e cercare nel possibile di trovare sistemi che diano anche un valore aggiunto al prodotto».imagesL’azienda si muove poi anche su altri fronti: «Il recupero del calore di alcuni impianti ci offre buoni risultati. La nostra principale materia prima, oltre all’acciaio, è la cera, che viene iniettata in uno stampo. I modelli ottenuti sono montati su appositi telai e successivamente ricoperti dallo strato ceramico. La cera viene evacuata in autoclave e contestualmente recuperata e rispedita al fornitore per la rigenerazione. Una volta rigenerata, la stessa cera ci viene riconsegnata ed è assolutamente riutilizzabile», ha detto il presidente.
L’azienda è alla continua ricerca di sistemi per ridurre i tempi di produzione generando risparmio energetico senza impatti sull’ambiente circostante.
Come ogni processo industriale, anche la microfusione comporta un’interazione con l’ecosistema. «Ma», ha precisato Di Pietro, «la fusione a cera persa è un tipo di fonderia differente. Rispetto alle fonderie tradizionali, l’impatto con l’ambiente è molto inferiore: solo poche lavorazioni hanno un’interazione ambientale degna di nota e l’impatto acustico è contenuto. I forni a gas, inoltre, presentano un impatto atmosferico limitato. La fase del processo produttivo che genera più residui è quella che chiamiamo distaffatura, la rimozione dello strato ceramico/refrattario al cui interno si cola l’acciaio».
Una volta raffreddata la lega, è necessaria la rimozione tramite vibrazione dello strato al cui interno nascono i particolari microfusi con geometrie e tolleranze uniche nel loro genere. «Purtroppo difficilmente riciclabile», ha concluso Di Pietro, «è l’unico rifiuto speciale, che la nostra azienda quantifica in circa 600 tonnellate l’anno e smaltisce con costi in verità elevati».

Fondamentale la sensibilità per l’ambiente
Sulle medesime questioni si è espresso Claudio Bianchi, socio di Microfusioni Valtiberine Snc, che concorda sul tema dell’ambiente quale opportunità ed elemento di competitività per le aziende attente e coscienziose verso l’ecosistema. «L’ambiente è un prezioso bene comune. Tutti ne facciamo parte e lo abitiamo ed è quindi giusto, oltre che interesse collettivo, salvaguardarlo. In ambito lavorativo come in qualsiasi altro contesto lo si consideri. Può anche darsi che un’azienda particolarmente vicina alle tematiche ambientali si differenzi competitivamente sul mercato, ma senz’altro la sensibilità verso l’ambiente deve esistere a prescindere da questo. Poi, quando l’attenzione c’è, ovviamente è un vantaggio per l’azienda, le persone che vi lavorano e il territorio circostante. Certamente», ha detto Bianchi, «non si deve dimenticare che l’impegno verso ambiente e l’osservanza delle relative norme implicano costi elevati, mentre poi sul mercato si subisce la concorrenza di aziende provenienti da Paesi che non se ne curano».Scrupolosa nell’osservanza delle normative e sensibile alle problematiche ambientali, Microfusioni Valtiberine le interpreta nella sua realtà operativa innanzitutto attraverso il corretto smaltimento degli scarti di lavorazione e di ogni tipologia di rifiuti. «Applicando com’è ovvio tutto ciò che è previsto in termini di legge, ci rivolgiamo ad aziende qualificate che si occupano dello smaltimento differenziato dei nostri scarti. Lo faremmo comunque per correttezza e per nostra coscienza, ma», ha precisato Bianchi, «va ribadito ancora una volta che a livello di costi la situazione in tal senso è oggi particolarmente gravosa, molto più che in passato, e incide non poco sugli oneri complessivi che un’azienda deve sostenere, soprattutto se consideriamo l’attuale pressione fiscale. Il costo dello smaltimento dei gusci ceramici è più pesante di quanto lo sia il costo dei gusci stessi. Per avere un’idea del volume in questione, basti pensare che riempiamo circa due container al mese di gusci rotti da smaltire. Per le restanti fasi produttive non ci sono invece scarti significativi».
Quanto alle attività specifiche dall’impatto ambientale più o meno sostanzioso fra i processi operativi dell’azienda, Bianchi ha messo l’accento su finitura e saldatura, che devono essere tenute sotto controllo in termini di emissioni.
Parliamo infine di efficienza e risparmio energetico. «È di sicuro un argomento che ci sta particolarmente a cuore, come a tutte le aziende che consumano molta energia. A tal proposito abbiamo in più occasioni esaminato seriamente possibili soluzioni in grado di apportare benefici e miglioramenti concreti, come ad esempio l’installazione di pannelli fotovoltaici, ma a conti fatti il nostro consumo di energia è talmente elevato che questa soluzione ci risulterebbe di scarsissimo aiuto a livello di risparmio ed efficienza. Soprattutto perché il vero problema di base, nel nostro caso specifico, sta nella mancanza di superficie sufficiente per un’installazione adeguata. Quello che per ora possiamo fare, e facciamo realmente», ha spiegato per finire Claudio Bianchi, «è dunque l’attuazione di tutte le pratiche idonee a contenere, nei limiti del possibile, il consumo di energia in azienda».

 

 

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