L’editoriale: software e dintorni, fra tecnologi e metallurgisti

(da: it.creo.ptc.com)

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Circa una quindicina di anni fa i software di simulazione erano strumenti esoterici, venivano avvicinati con grande cautela o guardati da lontano: colori vividi per stupire i clienti, ottimi per dare un’immagine tecnologica alla fonderia, ma quanto a risolvere problemi reali… non scherziamo. Come con qualsiasi prodotto innovativo, abbiamo assistito alcuni utilizzatori pionieristici nel cominciare ad utilizzare il nuovo strumento, che piano piano si è allargato nelle sue capacità, si è reso affidabile, più comprensibile, più integrato con gli altri software, più usato negli uffici tecnici, sempre senza esagerare.
Nel frattempo c’è stata la grande lotta fra i software, e non occorre che faccia nomi. I grandi nemici si salutavano a cannonate e chi non era con loro era contro di loro. Le università sono state tirate a tutta forza per la giacchetta in quanto potevano, almeno potenzialmente, emettere giudizi super partes, ma un tale ruolo è molto scomodo, oltre che nemmeno nella “mission” universitaria; nessuna di loro poteva certo permettersi di possedere più codici e, alla fine, fatalmente, si sono ritrovate a stare dall’una o dall’altra parte, con il software che per un motivo o per l’altro avevano finito con l’acquisire con licenza perpetua.
Oggi le acque si sono acquetate (forse è solo perché sono meno coinvolto) e la situazione è la seguente: le quote di mercato dei software si sono stabilizzate e tutte le maggiori fonderie utilizzano i codici di simulazione, ma nel panorama italiano queste fonderie sono sempre una minoranza del numero complessivo: tutti i “piccoli fonditori” non se li possono permettere e ormai è tardi per cominciare, oltre che al di là delle loro possibilità economiche. Non voglio fare il difensore dei “piccoli”, perché non lo sono. In realtà le cose non progrediscono nei sottoscala, ma dove ci sono investimenti e strategie.
Per i “grandi” il discorso varia, perché avere un software non basta. La separazione dei software ha prodotto la separazione delle comunità scientifiche (i gruppi di ricerca italiani sulla fonderia stanno sulle dita di una mano) e si ha una grande difficoltà di trovare occasioni di incontro e di discussione che non siano lontane conferenze in Cina o in USA. I convegni organizzati durante le fiere di settore si dimostrano spesso lande desolate. Quelli organizzati dalle associazioni non hanno nessun filtro, mischiando venditori di tappeti (di qualità) con topi di laboratorio. La stessa comunità scientifica che si occupa di fonderia è divisa in due diversi settori: “i tecnologi” e “i metallurgisti”. I tavoli di confronto sono piccoli, a volte minuscoli.
Quindi non possiamo essere soddisfatti dello status quo. La fonderia ha bisogno di ricerca, anche se a volte non se ne rende conto, e la ricerca ha bisogno di un confronto ampio e reale, davanti a tutti, bene organizzato, senza retro-pensieri di “chi usa cosa”. Stiamo per essere investiti da un’onda potente e sarebbe meglio attrezzarsi.

 

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