Le nuove opportunità per la riparazione dei getti

fig.3rivestimento_ delle cavitàQuando si parla di riparazione dei getti, in genere, si apre sempre un dibattito sulla sua ammissibilità o meno. Il raggiungimento della perfezione rappresenta sempre, indubbiamente, l’optimum al fine dell’ottenimento di un prodotto conforme, ma purtroppo si sa, in fonderia, in fase di fabbricazione, spesso capita di incorrere in problematiche non prevedibili che possono creare qualche problema al prodotto con un conseguente aumento dei costi di scarto. Oggi la riparazione dei getti fornisce una strada alternativa

Le peculiarità del processo fusorio
La fonderia ha processi che sono determinati da numerose variabili il cui perfetto controllo a volte risulta non del tutto attuabile e dunque la possibilità di eseguire riparazioni corrette, sopratutto quando i difetti emergono dopo le lavorazioni meccaniche, può dare la possibilità di evitare i gravosi costi dello scarto. Un motivo in più nel ricercare possibili soluzioni ai difetti riparabili è anche l’impossibilità, molto frequente, di risolvere da subito e in maniera definitiva il difetto, con evidenti conseguenze anche sulle consegne e con pesanti risvolti per le linee di produzione. La riparazione, comunque, fermo restando che deve rimanere una soluzione eccezionale, concordata sempre con il cliente, meglio se ancor prima dell’acquisizione dell’ordine, con un capitolato tecnico di fornitura dove si riportano le varie zone del getto con specifica dei tipi e dei gradi di accettabilità dei difetti, ovviamente parliamo di quelli prevedibili dall’esperienza comune per il tipo di getto prodotto, in funzione dell’applicazione del getto.
Una nuova possibilità per risolvere i problemi di tenuta nei getti è rappresentata da una innovativa via di riparazione degli stessi, adatta in particolar modo a quelli che presentano medie o grandi dimensioni.
I problemi di tenuta in linea di massima sono generati da porosità o da inclusioni di sabbia che presentano una morfologia tale da mettere in comunicazione la superficie esterna con quella interna del getto, creando la perdita di tenuta all’olio, gas, altro ancora.
I getti destinati a tali applicazioni è bene testarli con liquidi penetranti da grezzi, e poi, in seguito dopo lavorazioni, provarli con apposite attrezzature a pressione di gas al fine di controllarne la tenuta prima del montaggio. I problemi di tenuta possono quindi essere rilevati sia in fase di collaudo interno che dopo lavorazione presso il cliente o il terzista.
Quando è possibile la riparazione del pezzo mediante impregnazione, dopo preventivo accordo con il cliente, la via che in genere si segue è quella del trattamento mediante impregnanti organici a pressione, o sottovuoto in autoclave, o con apposite attrezzature che consentono di mettere in pressione la parte da trattare.
Dunque la via comune è quella di utilizzare impregnanti organici, in genere resine, che mediante applicazione della pressione riempiono le porosità interne del materiale e solidificandosi ne garantiscono la tenuta nella maggior parte delle applicazioni. Questo modo di procedere è anche impiegato per trattare in maniera seriale i getti prodotti, senza un preventivo collaudo per garantire l’assenza di perdite nell’utilizzazione.
Si trova comunemente anche l’impiego di impregnanti inorganici della serie dei silicati.
Una nuova modalità che sta prendendo piede sul mercato e consente un impiego semplice ma efficace è quella di utilizzare dei prodotti sigillanti appositamente modificati che penetrano nelle porosità sfruttando il fenomeno della capillarità.

Le soluzioni disponibili e le loro applicazioni
Esistono sul mercato dei prodotti organici a base di resine che consentono il trattamento locale e cioè della sola zona del getto interessata dal fenomeno della perdita. Sono prodotti facilmente applicabili con pennello o a spruzzo oppure a immersione, nel caso di getti di piccole dimensioni.
In questo settore è stato recentemente sviluppato un nuovo prodotto sigillante a capillarità attiva, a base inorganica in veicolo acquoso, dal nome commerciale DEEPcasting, capace di unire l’efficacia e la sicurezza del trattamento al rispetto per l’ambiente.
Tali sigillanti possono essere utilizzati con estrema semplicità in fonderia e garantire un buon risultato di tenuta, in ogni situazione. Come sempre il risultato e l’efficacia del trattamento deve essere testata mediante prova di tenuta, se il trattamento non è risolutivo può essere ripetuto, come accade per i processi di impregnazione classici.
Quest’ultima soluzione si addice ai getti di media e grande dimensione, dove il trattamento con metodo sottovuoto o in pressione richiede la costruzione di attrezzature particolarmente costose oltre ad una lavoro spesso impegnativo. Talvolta emergono situazioni dove, con la tecnica classica, occorre fare un’impregnazione estesa, anche se la perdita è localizzata in un piccolo punto; in questo caso il prodotto che agisce per capillarità può rappresentare la soluzione ottimale, rivelandosi il più adatto al trattamento limitato alla sola zona interessata dalla perdita, evita infatti l’estensione dell’applicazione anche alla restante parte del getto che non presenta problemi.
Alcune macrografie mostrano il prodotto solidificato all’interno delle porosità di dimensione al disotto del millimetro, la sostanza è stata opportunamente colorata per essere evidenziata, mentre normalmente si presenta di colore trasparente e di aspetto amorfo. Il sigillante inorganico utilizzato si presta bene quando è richiesta una notevole resistenza agli agenti chimici ed a solventi, dove invece l’utilizzo di resine può rappresentare un problema perché possono rammollirsi o sciogliersi, o anche essere distrutte chimicamente.

Conclusioni
La richiesta di fusioni con caratteristiche sempre più spinte, geometrie complesse e sezioni sottili, per applicazioni dove è richiesta una perfetta tenuta ai liquidi o gas, ad esempio nelle applicazioni oleodinamiche, nei motori, nei compressori per aria e gas tecnici, ha portato alla comparsa di problematiche di tenuta. La soluzione del problema mediante impregnazione sottovuoto o in pressione è nota e applicata da tempo, mentre l’applicazione locale, ossia solo sulla zona difettosa, con un prodotto che penetra per capillarità e gravità, può costituire un ulteriore valido strumento di aiuto a disposizione per la soluzione di questo tipo di problematiche, specie nei getti di media e grande dimensione.

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