La ripresa si allontana per le Pmi piemontesi

 

In vista c’è, secondo l’Associazione provinciale di Torino della Cna, la Confederazione dell’artigianato e delle Piccole e medie imprese, un autunno fosco. A sancirlo è stato di recente l’11esima edizione dell’analisi congiunturale curata dalla sigla piemontese.
Le aspettative delle Pmi per il secondo semestre del 2013 sono negative : il saldo tra imprenditori che prevedono di aumentare il proprio fatturato e imprenditori che prevedono di diminuirlo è pari a -6.2 punti.
Il 15.9% pensa di aumentare il suo volume d’affari ma il 22.1% lo prevede in diminuzione. Il peggioramento delle attese d’altronde è coerente con le risposte fornite in relazione alle previsioni sugli ordinativi  che risulterebbero in aumento solo per il 14% delle imprese e in diminuzione per il 22.5%. A pesare negativamente sulle previsioni sia la debole capacità di pianificazione, sia le incertezze legate al quadro politico, sia le più volte disattese promesse di riforma e di inversione del ciclo economico. D’altra parte, i fatturati registrati nel primo semestre si sono discostati negativamente dalle previsioni fatte dagli imprenditori ad inizio anno.
Con riferimento al periodo gennaio-giugno 2013, il 40% delle imprese ha riscontrato un fatturato in calo (rispetto ad una previsione del 27.9%), il 47% un fatturato invariato e il 13% un aumento. Tutti i settori continuano a soffrire. In particolare, registrano fatturati in calo il 50% delle imprese del legno-arredo (dall’inizio della crisi uno dei settori più colpiti) e dell’alimentare (percentuale mai così alta finora).
Il 40% degli impiantisti, il 38% delle imprese delle costruzioni, il 38% di quelle di trasporto merci e il 32% delle imprese metalmeccaniche dichiarano ancora fatturati in calo. Infine nel settore comunicazione hanno registrato perdite il 25% delle aziende.
Per quanto riguarda i settori più colpiti dalla crisi, le costruzioni hanno confermato il loro triste primato: le perdite interessano oltre il 30% delle aziende a Chieri, Grugliasco e Susa. Segue la metalmeccanica che va particolarmente male a Ciriè (con perdite per oltre il 50% delle aziende) e Rivoli (con il 43% delle aziende in perdita); al terzo posto per fatturati negativi il trasporto merci (con perdite che riguardano quasi il 50% delle aziende), ma che ovviamente non risentono della collocazione territoriale dell’azienda.
Concentrandosi solo su questi segmenti numericamente più rilevanti nella provincia di Torino, e analizzando una serie di comuni-pilota in tutto il territorio regionale la Cna ha potuto toccare con mano un decremento economico generalizzato.
Altrettanto pessimista si è però rivelata la piccola industria: il 14.6% pensa di aumentare i fatturati, il 22% di diminuirli. Ma il saldo tra imprenditori convinti di aumentare gli introiti e pareri di segno opposto per il prossimo semestre è, seppur negativo, decisamente migliore di quello a consuntivo: -7.4 punti contro i -42 punti di scostamento sui dati dei fatturati in aumento e fatturati in calo del primo semestre.
Il fatturato, infatti, è diminuito per il 56% delle piccole industrie (contro il 29.2% di gennaio-giugno 2012), è invariato per il 30%, è aumentato per il 14% (erano il 25% nel primo semestre 2012). Più in dettaglio, i saldi aumento-diminuzione relativi a produzione industriale (-31) e ordini totali (-36) non si discostano dai valori del semestre precedente, fortemente pessimistici. Di conseguenza sono negative le previsioni sulla produzione e sugli ordini: in entrambi i casi il 24% degli imprenditori li prevede in diminuzione. Per quanto riguarda la distribuzione per settori, la crisi della metalmeccanica sembra stabilizzarsi con il 40% delle aziende in calo.
Peggiora invece l’edilizia con il 75% delle aziende in perdita (erano il 50% nella scorsa rilevazione) e il settore comunicazione, sia per la parte Ict che per la parte di tipografia e stampa, che registra perdite per il 70% delle imprese (erano il 50% nella scorsa rilevazione). Stabile al 39% la percentuale di imprese che pensa di utilizzare gli ammortizzatori sociali di qui a fine anno.
«Le imprese non si aspettano nessuna ripresa per tutto il 2013 e molte anche per la prima metà del 2014. La situazione politica interna e la mancanza di riforme attese ormai da tanto tempo pesano come non mai sul saldo ottimisti-pessimisti che è negativo per artigiani, piccola industria e commercio», ha commentato il Presidente della Cna Torino, Daniele Vaccarino.
«La fase recessiva dell’economia italiana ha provocato una contrazione dei consumi, ben oltre quanto giustificato dalla situazione oggettiva e dai bilanci familiari ed aziendali: solo le imprese che operano anche sul mercato estero possono compensare i drammatici cali di fatturato riscontrati sul mercato interno. L’alleggerimento della tassazione sulle imprese e sul lavoro è un presupposto irrinunciabile per consentire il cambio di fase dell’economia italiana», ha concluso.

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