La campana suona per l’export

(da: Commons.wikimedia.org)

Delle fonderie d’arte e dell’arte della fusione Fonderia Pressofusione ha già avuto modo di occuparsi su carta e online nel recente passato. Ma alla tradizione fusoria italiana e in particolare di una lavorazione di eccellenza che ha storicamente per clienti il Vaticano e la Chiesa cattolica in genere ha dedicato molta attenzione di recente anche un organo di informazione internazionale di rilievo quale Business Week. Nella sua edizione digitale la testata ha infatti analizzato il caso della fonderia Marinelli di Agnone, che in linea con le specificità tradizionali della zona è specializzata nella produzione di campane.
E che senza arrendersi al calo della domanda interna, con una contrazione che la rivista ha calcolato in 1,9 punti percentuali quest’anno (il Prodotto interno lordo è scivoltato dello 0,1% fra luglio e settembre per il nono trimestre consecutivo) in attesa del +0,6% del 2014, è andata con successo a caccia di sbocchi all’estero.
Rendendosi conto delle difficoltà domestiche il proprietario dell’azienda di famiglia Pasquale Marinelli ha scommesso sulle esportazioni guadagnando per sé e il suo marchio un 20% in più di fatturato.
Già presenti alle Nazioni unite oltre che sulla torre di Pisa e presso San Pietro le campane di Marinelli hanno presa da Agnone la via di Nuova Delhi, per esempio, o della Guinea Equatoriale; e più in generale cercano di posizionarsi su mercati ove i clienti possano più facilmente ammortizzare i costi medi di una produzione che, per campane da 100 chilogrammi, richiede una spesa da almeno 3.000 euro servizi esclusi.
Business Week ha ricordato come gli articoli di Marinelli facciano bella mostra di sé allo Sport Center di Sapporo in Giappone, ma ha anche sottolineato che mentre nella cattolicissima Penisola la crisi è tale da avere imposto la chiusura di ben 37 mila società familiari (come la stessa Marinelli, insomma); oltreconfine il piatto è ancora ricco.
In particolare è l’America Latina lo sbocco suggerito dal notiziario economico, data la presenza di 1,2 miliardi di cattolici in crescita del 50% e oltre nell’ultimo trentennio.
Marinelli vede, secondo Business Week, un’Italia «riluttante a investire» e più o meno consciamente si accoda a un trend che vede le esportazioni in crescita di almeno otto punti quest’anno; e anche da gennaio in poi.
L’internazionalizzazione di Marinelli è basata su processi antichi della durata complessiva compresa fra tre e dieci mesi circa, con fornaci alimentate a legna e modellazione in cera e argilla proveniente dalle colline molisane dell’area di Agnone; e fusioni a 1.200 gradi Celsius. Marinelli è considerata inoltre la seconda più antica azienda familiare al mondo dopo la nipponica Hoshi Ryokan. Ma ha più di un piede nel futuro.

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