Jobs: le macchine italiane giocano coi campioni

linx-millturn_largeSi è chiusa dopo tre giorni di lavori e a poco più di 48 ore dalla finale dei mondiali di calcio vinti dalla Germania il Workshop con cui nella sede di Piacenza il costruttore ha celebrato quel che per un vendor tricolore può equivalere a un vero trofeo: la fornitura di impianti tecnologicamente avanzati a BMW.
I fiori all’occhiello della gamma alla quale il vendor di macchine utensili Jobs ha in buona parte dedicato il suo recentissimo workshop sono il centro di fresatura verticale ad alta velocità eVer 7, il modello Tarkus DS nella versione bimandrino e la LinX nella configurazione Millturn. La prima è indirizzata in modo particolare agli stampisti nonché alle industrie automotive e dell’aerospazio e sempre al settore aerospaziale guarda anche Tarkus, adattabile anche alla meccanica generale in virtù della sua capacità di fresatura di particolari in titanio e materiali tenaci. Per il fornitore piacentino si tratta di una nicchia da tempo al centro delle sue mire.
Quanto alla versione presentata di LinX, macchina ad alte prestazioni a motori lineari, essa abbina le funzioni di fresatura ad altissima velocità a quelle di tornitura e punta sia alle applicazioni ingegneristiche a 360 gradi sia al segmento energy. L’appuntamento nel quartier generale emiliano è servito alla società, che fa parte del gruppo FFG Europe, per celebrare la sigla di un contratto di fornitura destinato a condurre gli apparati made in Jobs negli impianti produttivi e nei reparti di costruzione stampi tedeschi di BMW. Per il Vice President Sales, Marketing & Service Antonio Dordoni non si tratta di un debutto, visto che una Tarkus è presente in Baviera già dal 2008, ma del consolidamento di una partnership suggellata dalla consegna agli stabilimenti di Bayerische Motoren Werke di due fiammanti modelli di eVer 7.
L’ottica ampiamente internazionale con cui l’azienda emiliana guarda al business non implica tuttavia un rarefarsi dell’interesse nei confronti del nostro Paese. Questo è penalizzato, secondo lo stesso Dordoni, «non già dalla mancanza di lavoro bensì da quelle difficoltà di accesso ai finanziamenti che interessa un po’ tutte le regioni dell’Europa Mediterranea». E tuttavia rappresenta il 30% di quel volume d’affari generato dagli stampi che valgono globalmente per Jobs il 25% circa del suo fatturato. «Il nostro workshop è servito anche a consolidare l’idea che Jobs è in grado di giocare da protagonista tutte le partite più complesse», ha detto Dordoni «e ha voluto dare un segnale preciso in tal senso non soltanto ai nostri clienti bensì all’industria italiana in generale. Già al momento possiamo contare su un buon carnet di trattative riguardanti in particolare le novità delle nostre linee, ma sui grandi stampi crediamo di essere più conosciuti in Germania che non qui».

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