India: l’industria fusoria in cerca di alternative

Preoccupate dal rallentamento dell’industria automobilistica che al termine dell’estate del 2013 aveva segnato secondo alcune stime una discesa da 7,6 punti percentuali, le fonderie indiane stanno guardandosi attorno alla ricerca di nuovi mercati e inediti bacini di clientela. Il segmento delle quattro ruote ha sino a oggi accolto il 32% circa delle fusioni realizzate nell’intera India con un consumo annuo attestatosi attorno agli 8 milioni di tonnellate di getti.
Di fronte però alla riduzione significativa della domanda e a volumi produttivi in calo addirittura del 30 o del 40% nei veicoli leggeri e commerciali, la ricerca di valide alternative è un imperativo e l’occhio dei fonditori indiani è ora puntato su infrastrutture, difesa, trasporto e aerospazio.
Di questo, ci si attende, si parlerà a partire dal 7 febbraio al congresso, della durata di tre giorni, delle fonderie nazionali, previsto a Mahatma Mandir nel Gandhinagar, dove dovrebbero confluire almeno 15 mila delegati in rappresentanza dell’industria e della sigla di categoria Institute of Indian Foundrymen presieduta da Reena Bhagwati.

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