Il crogiolo della ripresa

In linea con una varietà di settori dell’economia nazionale e non solo anche l’industria fusoria inizia a dare importanti segni di risveglio. Si è dimostrata resiliente e capace di innovare: per questo il tema trainante dell’ultima assemblea ordinaria di Assofond è stato l’Orgoglio 4.0.

Fra i relatori più attesi all’assemblea di Assofond “Orgoglio 4.0: La fonderia guarda avanti”, il direttore del Centro studi di Confindustria Luca Paolazzi ha risposto positivamente al quesito che costituiva il leitmotiv del suo intervento: gli italiani sono un popolo di imprenditori? Certamente, poi la vocazione all’impresa e ai rischi che vi sono connaturati è tipica del comparto fusorio, visti i risultati che essa è stata in grado di ottenere soprattutto a cavallo fra il 2016 e il 2017. Il presidente dell’associazione Roberto Ariotti ha evidenziato sin da subito come, dopo un’età oscura durata quasi un decennio, le aziende del settore siano tornate a crescere. Fra il gennaio e il luglio di quest’anno la produzione di getti ferrosi e non ferrosi è aumentata del 4% e questo è solo uno dei motivi che hanno riportato le attività fusorie al centro della scena economica nazionale e non solo: di cruciale importanza per il loro essere “la cerniera del manifatturiero italiano”, sono riuscite a generare nel 2016 un fatturato complessivo di poco inferiore ai 7 miliardi di euro. Le imprese d’area sono 1.055 delle quali 201 sono associate alla sigla di categoria, impiegano un totale di circa 30.000 addetti e la loro produttività è salita del 2,8% rispetto alla precedente annata. Non solo. La fonderia diventa pure un esempio di economia circolare pulita e sostenibile: ne ha data testimonianza Legambiente, pronta a riconoscere e premiare i suoi protagonisti. Sulla strada del rispetto per l’ambiente e per le condizioni del lavoro in reparto, Assofond ha intenzione di proseguire con decisione anche nel prossimo futuro. Lo stesso presidente Ariotti ha infatti sottolineato la rilevanza del Rapporto di sostenibilità attualmente in fase di studio con il contributo di una serie di prestigiose Università del Paese. È un progetto giustamente ambizioso il cui cuore è rappresentato dalla raccolta di dati puntuali e aggiornati e dalla definizione di una metodologia operativa condivisa con l’intera comunità degli stakeholder. Anche questa è una spinta verso l’innovazione, anche questa è Industria 4.0. Il futuro non è ancora scritto e ci si prepara ad affrontarlo alla luce di uno scenario globale più promettente che non nel recente passato. La buona salute della meccanica è un traino possente che i player del segmento hanno mostrato di saper agganciare al meglio. Il piano governativo per la quarta rivoluzione industriale mette a disposizione le armi finanziarie adatte per continuare a investire e al tempo stesso è sensibile il calo dei costi dell’energia, altro fattore critico. Ai minimi è il costo del denaro e altre azioni istituzionali come le iniziative per l’alternanza fra scuola e lavoro, suscettibili di portare forze fresche, sono state accolte da Ariotti con favore.

Roberto Ariotti, presidente Assofond

Verso una nuova generazione

La fonderia è dunque a buon diritto un perfetto esempio della capacità imprenditoriale italica, benché Paolazzi abbia ricordato come gli imprenditori rappresentino solamente il 2,2% della popolazione complessiva dello Stivale, dato che scende allo 0,4% nella manifattura. Pure, essi sono il motore dello sviluppo e caratterizzati da un innegabile fiuto per il cambiamento. Il loro spirito aperto e disponibile al rischio è fondamentale secondo Paolazzi per la creazione di un tessuto sociale improntato ai valori della tolleranza, della solidarietà e della cultura. Se, come ha affermato il direttore del Centro studi di Confindustria, «imprenditori si diventa», oggi l’imperativo è coltivare una nuova nidiata di timonieri d’azienda. L’80% di quelli interpellati da Community Media Research ha ricordato la necessità che si compia un passo avanti deciso nel segno dell’innovazione, dell’apertura al territorio, ancora una volta nel segno della cultura. L’humus è fertile. Nella Penisola gli occupati indipendenti erano 4,7 milioni nel 2016, un dato pressoché doppio rispetto a quanto visto in Francia e in Germania, e sette sono le imprese ogni 1.000 abitanti. Desiderio di autonomia (83,3% delle risposte) e voglia di fare qualcosa di veramente proprio (62,2) sono gli impulsi principali del loro agire. Tuttavia, i segnali di un cambiamento in peggio ci sono, perché a partire dalla fine dello scorso decennio i lavoratori indipendenti si sono ridotti in numero, contestualmente al calo della volontà di fare impresa. Necessario è perciò creare le condizioni perché cresca «una nuova generazione di imprenditori» e per questo l’operato delle istituzioni può essere di grande supporto. Perché l’Italia è cinquantesima su meno di 200 Stati per la facilità del fare business e su questa scarsa performance pesano elementi diversi sui quali un intervento non è più procrastinabile a lungo. Su tutti la fiscalità, non solo percepita come eccessiva ma come eccessivamente arzigogolata; insieme ai tempi della giustizia civile e delle procedure autorizzative; e non da ultimo all’accesso al credito.

PRODUZIONE 2016 DELLE FONDERIE ITALIANE

PRODUZIONE (T) 2015 2016 2016 VS 2015
FERROSI 1.131.947 1.153.996 1,9%
NON FERROSI 900.451 934.668 3,8%
TOTALE 2.032.398 2.088.664 2,8%

Fonte: elaborazione Centro Studi Assofond su dati ISTAT

La formazione al centro

Sotto quest’ultimo aspetto e in termini di servizio Confindustria si è mossa mettendo a punto il programma Elite che ha già raccolto l’adesione di più di 600 società con l’obiettivo di arrivare quanto prima a quota 1.000. Nasce dalla consapevolezza che le imprese hanno bisogno sovente di qualcuno che le accompagni passo dopo passo in un percorso di crescita virtuoso e tocca naturalmente anche il punto della relazione fra gli imprenditori e la finanza. Non soltanto la fonderia, bensì più in generale la manifattura tricolore ha poi bisogno di leve giovani e preparate e da questo punto di vista la collaborazione fra lo Stato e organismi quali Assofond o Confindustria medesima è un patrimonio da sviluppare. Opinione di Luca Paolazzi è che la politica debba creare condizioni favorevoli a un’espansione della managerialità al femminile e all’attrazione di un’immigrazione qualificata. Perché innegabile è che nel periodo compreso fra il 2011 e il 2015 siano state le attività aperte e curate da immigrati ad aver realizzato il balzo più significativo, con un incremento da 23,5 punti. L’attrattiva può esser corroborata con una più fedele narrazione della realtà del business, all’esterno, mentre al suo interno la comunità dei tycoon dovrebbe abituarsi, sempre sotto l’egida delle associazioni, a comunicare e condividere di più. L’industria del terzo millennio e della quarta rivoluzione deve adottare logiche inedite. Saper cavalcare l’innovazione e lavorare in una squadra gestendola efficacemente sono dal 2008 in avanti le qualità più richieste a un imprenditore, ai fini del successo, non già la semplice abilità nel comandare. Mentre la possibilità di creare altri posti di lavoro che puntellino la crescita dei fatturati passa anche attraverso una concezione del fare impresa del tutto diversa da quella cui ci si era abituati. Sotto i riflettori sono finiti i contratti di rete, in aumento costante, perché contrassegnati da un vantaggio indubbio. Quello di dare a chi vi prende parte una maggiore forza contrattuale nei riguardi dei mercati, quindi più opportunità.

 

I molti volti dell’innovazione
L’innovazione è traguardo perseguibile attraverso percorsi dei più disparati e la ricetta del successo è una formula che ogni azienda trova da sé miscelando gli ingredienti nel modo più consono alla sua storia, alle sue strategie e necessità, alle sue peculiarità intrinseche. Questo è quanto emerso dalla tavola rotonda organizzata in seno all’assemblea ordinaria di Assofond. Esemplare è stata in apertura la testimonianza di Franco Vicentini, amministratore di Vdp Fonderia Spa. Per crescere bisogna talora mostrarsi capaci di andare oltre le logiche consuete, è il messaggio in arrivo dalla sua esperienza, visto che per acquisire le fonderie Anselmi la sua società si è alleata con una joint venture con Ariotti. Dunque, con una (potenziale) concorrente. L’importante, nella fattispecie, è stata l’attenzione a evitare le ridondanze esaltando le complementarietà, per raggiungere obiettivi magari impensabili in precedenza. In altre circostanze, dalle alleanze e dalle acquisizioni si deve fare un passo indietro: questa l’esperienza di Microfound, narrata dall’amministratore delegato Marco Bigliardi. Dopo avere acquisito Ats, il management ha optato per una sua successiva cessione ma l’evento non è stato considerato alla stregua di una battuta d’arresto. In un momento in cui il mercato presenta continue opportunità di acquisto, altrettanti sono i rischi connaturati alle operazioni di M&A e non solo, connessi a problematiche di ordine gestionale o ambientale e non da ultimo economico-finanziario, che vanificherebbero gli sforzi fatti.

Fra vantaggi e criticità

L’apertura al territorio è fra le qualità che l’imprenditore odierno deve possedere e far crescere. Apertura e attaccamento ai luoghi di origine non sono soltanto slogan retorici ma nascono da una consapevolezza precisa e creano vantaggi. Lo si è evinto dal racconto di Gianluigi Casati, esponente dell’omonima fonderia che circa due anni fa aveva iniziato un cammino di scouting con la prospettiva di trasferire parte delle operazioni nella vicina Confederazione Elvetica. Il corteggiamento ci fu e un certo fascino era innegabile. Poi, il dietrofront riconducibile proprio alla presa di coscienza «del ruolo centrale» di una manifattura che passando il confine avrebbe corso il pericolo di snaturarsi, perdendo il contatto con le competenze che ne avevano guidata la crescita. E che ancora possono supportarne l’espansione. Allora, i budget indirizzati al 4.0 sono stati destinati all’Italia, con piena soddisfazione, garantendo alla madrepatria altre chance di progresso e, magari, di un’accresciuta attrattiva all’estero. Per linee esterne si è compiuta la crescita delle Fonderie Cividale rappresentate durante l’assemblea da Chiara Valduga. La politica industriale si è basata sull’integrazione di altri stabilimenti, magari in situazione di crisi, sul loro adeguato risanamento e sull’adozione di processi produttivi comuni, anche a seconda dei bisogni di volta in volta manifestati dalla clientela finale. L’evoluzione ha riguardato anche le operazioni di finitura e un balzo in avanti dei più significativi, secondo Valduga, è stato quello che ha coinciso nel 2006 con l’acquisizione degli asset della ex-Zanussi Metallurgica. Non sono state solamente le memorie positive ad animare il confronto fra imprenditori all’assemblea, poiché l’esponente di Fonderie Glisenti Roberto Dalla Bona ha posto in luce le difficoltà che l’eccesso di offerta sta creando al segmento delle fonderie di ghisa dopo il 2008. Le realtà specializzate sono rimaste numericamente le stesse, o quasi, pur vedendo calare la loro capacità produttiva. Ne consegue un inasprimento della competizione, che incide in negativo sui prezzi alla vendita e per ciò stesso sulla marginalità. Dalle misure favorevoli all’innovazione manifatturiera come il Patent box si è giovata Fonderie Zanardi, specialista della ghisa austemperata presente con Fabio Zanardi, che ha potuto così dare maggiore impulso alla ricerca e soprattutto ottenere una più efficace chiave di lettura dei suoi bilanci, dando un valore concreto alla relazione fra costi e benefici dell’innovazione. Infine, fra i nodi che la fonderia italiana del terzo millennio deve sciogliere c’è quello della successione, che secondo Enrico Frigerio di Ef Group va gestita all’insegna della meritocrazia e di una governance all’altezza. E in qualche caso con qualche novità all’interno dei consigli di amministrazione. Da quest’anno quello di Fonderia di Torbole ha accolto due docenti universitari e un altro imprenditore, facendo tesoro delle loro sensibilità e attenzione.

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