Fonderie: il made in Italy che conquista l’estero

(da: 1001Stages)

Si è tenuto lo scorso venerdì 22 novembre a Monticelli Brusati (Brescia) il convegno nazionale dell’Associazione nazionale dei fornitori delle fonderie o Amafond presieduta da Francesco Savelli.
Ripreso anche da testate locali come Brescia Oggi l’appuntamento ha sì messe in luce le difficoltà ma anche la capacità di reazione dell’industria fusoria nostrana dalla quale giungono segnali importanti di ripresa trainati in particolare dall’export. Il complicato quadro economico nazionale ha infatti condotto a un -4% di entrate per le aziende del team di Amafond per un totale 2013 da 1,160 miliardi di euro. Le esportazioni sono però in salute e in aumento: valgono 775 milioni di euro e hanno registrato quest’anno un +3% di valore rispetto al 2012. Savelli ha sottolineato a un tale proposito come la competizione sul panorama cinese sia alla portata del made in Italy avendo il Dragone ridimensionate le sue importazioni dalla Germania ed essendo giudicato in grado di meglio assorbire, oggi, competenze e tecnologie di alta fascia tipicamente italiane.
Significativi i casi come quello di Fonderie di Torbole, rappresentata a Monticelli Brusati dal vice direttore generale Umberto Maggi, con il suo 75% di venditre oltreconfine e strategie che attraggono anche la stampa internazionale.
Ma anche Streparava, già presente in Francia, Spagna e Brasile e ora in procinto di chiudere un rilevante accordo di acquisizione è esempio della carica innovativa dell’industria nazionale; insieme a quella Omr ormai prossima a investire negli Stati Uniti.
Rammentando che internazionalizzazione significa tutto fuorché abbandonare la valorizzazione dei cervelli, delle specialità e delle competenze tipiche del nostro Paese, il presidente dell’Associazione degli industriali bresciani e numero uno di Omr Marco Bonometti, citato da Brescia Oggi, ha chiarito: «La Lombardia deve diventare la nuova Baviera d’Europa. Ma per fare questo serve la libertà d’impresa nel rispetto delle regole e dell’ambiente che ci circonda». E ha accennato all’«internazionalizzazione non come delocalizzazione, ma come opportunità» che non intacca il primato italiano ma serve «per difendere l’italianità».

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