Di nuovo in crescita i premi sull’alluminio

(da: Ener2g.com)

La stampa internazionale di settore ha dato rilievo in questi giorni all’incremento dei premi – o dei costi per l’uscita della commodity dai magazzini – dell’alluminio segnalato dal London Metal Exchange, la borsa internazionale delle materie prime. A trainare l’aumento che ha riguardato tutti i principali Paesi produttori e trasformatori dall’Asia agli Stati Uniti sino all’Europa è la chiusura di una varietà di smelter insieme nall’utilizzo dell’alluminio come collaterale nei contratti finanziari e forma di investimento dati anche i bassi tassi di interesse presentati altrove dai mercati. Fatti che riguarderebbero nella visione di alcuni osservatori almeno 10-15 milioni di tonnellate di stock.
La nuova dirigenza a maggioranza cinese dell’Lme, è stato rilevato, aveva tuttavia fatto promesse di segno opposto puntando sia a una maggiore disponibilità del materiale sia a una riduzione tanto dei premi quanto dei tempi di attesa per liberare le giacenze, con l’intenzione di portarli attorno a un massimo di 50 giorni, a fronte di una complessiva situazione di oversupply.
Stando a quanto calcolato dai benchmark di Platts i premi sono invece balzati in alto per tre centesimi di dollaro la libbra totalizzando oggi un valore di 15 cent per libbra, facendo così dire all’analista di Intl Fc Stone Ed Meir che l’aspettativa è oggi per il mantenimento di elevati valori di costo ancora a lungo.
Come riportato dalle fonti Harbor Intelligence prevede che i produttori nordamericani possano già patire un sostanziale esaurimento delle loro scorte nel corso del mese di gennaio e che i più elevati livelli di premio possano riguardare entro breve le regioni asiatiche e centro o sudamericane come Brasile e Messico.
All’Lme i costi di consegna a tre mesi dell’alluminio sono stimati attorno a 1.775 dollari Usa perr tonnellata e dunque al di sotto degli oneri di produzione medi per una buona parte degli smelter.
Fra questi ultimi, influenzando ulteriormente il mercato internazionale, si moltiplicano le chiusure, delle quali fra le più recenti in ordine di tempo si evidenziano quelle della statunitense Ormet che nell’Ohio sta per serrare i battenti di un impianto da 270 mila tonnellate l’anno; e dell’olandese Aluminum Delfzil, pronta a interrompere le attività di un polo da 110 mila tonnellate.

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