Cecimo: così l’Europa scommette sulla manifattura additiva

cecimo_3Si è tenuta nelle sale del Parlamento europeo di Bruxelles la Additive manufacturing European conference organizzata da Cecimo e nel corso della quale rappresentanti di primo piano dell’industria, delle istituzioni, dell’accademia e delle organizzazioni per la standardizzazione hanno discusso del futuro delle tecnologie additive o di stampa tridimensionale, nonché delle sue prospettive di industrializzazione con un vantaggioso rapporto costi-benefici.
Capace di generare valore anche perché basato su metodologie meno energivore e meno esose, in termini di materiali, rispetto a quelle della produzione tradizionale, lo additive manufacturing può «soddisfare», secondo quanto affermato dal presidente di Cecimo – sigla che raggruppa i produttori europei di macchine utensili e tecnolgie correlate, per la maggioranza di stazza piccola e media – Jean Camille Uring, «la fame di innovazione del continente sospingendo il valore aggiunto della sua produzione. Si tratta inoltre», ha proseguito Uring, «di una risorsa giovane il cui potenziale deve ancora esprimersi appieno».
«Un profondo bisogno di dinamismo economico» è avvertito negli Stati dell’Ue secondo il membro del Parlamento Reinhard Bütikofer, che nel suo intervento si è molto concentrato sulla sostenibilità dei processi layer by layer sollecitando l’urgenza di misure economiche e regolatorie che, agevolandone la diffusione, trainino anche la competitività delle aziende, specie se piccole e medie.
Anzi, lo additive manufacturing è considerato un elemento chiave per la corsa dei Paesi Ue alla re-industrializzazione e se fra i settori che vi si stanno affacciando con maggiore determinazione, da pionieri, sono stati menzionati il medicale e l’aerospaziale; pure è stata sottolineata l’importanza di ambiti quali quelli dello automotive, immancabilmente, e dell’energia.
Oltre a suggerire il bisogno di un robusto impegno istituzionale per lo sviluppo della stampa tridimensionale avanzata, il direttore generale di Cecimo, Filip Geerts, ha evidenziato la rilevanza della «formazione di una forza lavoro competente», che aiuti a trasformare il vecchio mondo «in un autentico polo di eccellenza della manifattura additiva». Secondo Clara De La Torre, direttrice della divisione per le tecnologie abilitanti di Dg Research, presso la Commissione europea, «il settimo programma-quadro dell’Ue, dal 2007 al 2013, ha garantito 160 milioni di euro per oltre 60 progetti di successo» nel segmento; e nel 2014, sullo scenario di Horizon 2020, nove iniziative sono state selezionate per l’erogazione di 17 milioni di euro da parte della Comunità.
Rappresentanti dell’industria hanno notato che la capacità di adattarsi alle produzioni in serie e servirle è l’elemento-chiave per consentire alla manifattura additiva di affermarsi completamente.
Infine, l’accento più forte è stato messo sulla necessità di adottare una European strategy for additive manufacturing, ovvero una strategia fatta di standardizzazione, finanziamenti e agevolazioni, comunicazione e formazione, nonché di procedure certificative, anche in termini di qualità.
Anzi proprio il training è considerato decisivo per la crescita del comparto, che deve essere parte integrante, secondo Cecimo e i partecipanti alla conferenza, dei curricula scolastici, specie attraverso una didattica orientata alla pratica.
«L’Europa», ha detto ancora Geerts, «non può permettersi il lusso di inseguire i suoi concorrenti nell’ambito delle tecnologie innovative, ma deve puntare alla leadership globale. Speriamo perciò che la nuova Roadmap per la politica industriale e la Digital single market strategy diano allo additive manufacturing tutta l’attenzione che merita».

 

 

 

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