Cecimo: appello anti-crisi alla Commissione europea

Jean Camille Uring, presidente di Cecimo.

Jean Camille Uring, presidente di Cecimo.

Con un documento datato alla fine dello scorso mese di ottobre la sigla paneuropea di rappresentanza dei produttori di macchine utensili Cecimo ha commentato il Rapporto 2014 sulla competitività degli Stati membri della Commissione europea, nel quale si è segnalato come gli investimenti in machinery continuino a languire, con un consumo tuttora al di sotto dei livelli pre-crisi per 30 punti percentuali circa e un cammino verso la ripresa che si conferma estremamente lento.
L’accento è stato posto da Cecimo, che raccoglie 1.500 aziende delle quali l’80% ha dimensioni piccole o medie e che tuttavia riescono a generare un fatturato annuo da 23 miliardi, sul fatto che il ritardo negli investimenti, talora ostacolati dalla politica stessa, stia minando alla base l’innovazione e dunque la competitività dei costruttori e della manifattura dell’Unione.
Allo European manufacturing strategies summit di Bruxelles, che ha concluso la sua decima edizione giovedì 29 ottobre, il presidente dell’associazione Jean Camille Uring si è perciò rivolto ai vertici delle industrie europee intervenuti con parole inequivocabili: «Data la crescente pressione competitiva da parte dei rivali internazionali», ha detto Uring, «e il costo medio elevato del manifatturiero nel continente, le imprese del comparto hanno la necessità di passare a sistemi di produzione automatizzati e dalle alte prestazioni per poter restare concorrenziali. L’incertezza economica sta tuttavia minacciando gli investimenti in produzione, dei quali ci sarebbe estremo bisogno, in un clima di insicurezza che si unisce alle sfavorevoli condizioni finanziarie che sta impattando in modo particolare sugli small & medium business e soprattutto in alcune regioni dell’Ue».
Stando a Cecimo, che ha citato una non meglio precisata multinazionale della consulenza, il gap negli investimenti ha toccato quota 30 miliardi nel 2014 cosicché gli asset industriali europei stanno perdendo rapidamente valore. In alcune fra le nazioni-chiave del manifatturiero, l’esempio è quello di Francia e Germania, negli ultimi cinque anni il parco-macchine installato è andato costantemente invecchiando: «L’obsolescenza delle dotazioni tecnologiche rischia di condurre l’industria europea in una spirale di bassa produtività, basso valore aggiunto, bassa profittevolezza. E questo sta accadendo al momento stesso in cui i competitor internazionali seguitano a potenziare le loro capacità tecnologiche e a incrementare i loro tassi di produttività», ha invece commentato il direttore generale di Cecimo Filip Geerts.
L’Associazione ha pertanto sollecitato ufficialmente la Commissione europea a mettere a punto un piano d’azione mirato a eliminare gli ostacoli agli investimenti, specie in quelle parti del territorio in cui il quadro macro-economico non direttamente correlato alla performance economica delle aziende sta frenando l’adozione di tecnologie innovative e una risposta comune dell’Unione è attesa ad accelerare la transizione verso una manifattura intelligente, competitiva e sostenibile.

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