Bosch Rexroth e l’università di Padova uniti per Polaris

Struttura in profili di alluminio Rexroth, base di sostegno del radiatore protagonista del progetto Polaris.

Struttura in profili di alluminio Rexroth, base di sostegno del radiatore protagonista del progetto Polaris.

La tecnologia Bosch Rexroth, come partner del progetto studentesco Polaris, è salita nella stratosfera a bordo del pallone stratosferico BEXUS-18, decollando dalla base spaziale svedese Esrange, 150 chilometri a Nord del Circolo polare artico.
Polaris è un radiatore dalle caratteristiche rivoluzionarie creato da un team composto da studenti iscritti alle facoltà di Ingegneria aerospaziale, elettrica, elettronica e informatica dell’università di Padova e si tratta di un progetto è finalizzato allo sviluppo di un innovativo concetto di radiatore per applicazioni spaziali o planetarie e relativo test in ambiente stratosferico.
Con i profili di alluminio Rexroth, hanno fatto sapere fonti ufficiali del colosso di origine tedesca, è stata costruita la struttura di sostegno di Polaris. Il prodotto, per la sua alta affidabilità e modularità, è stato la prima scelta nella progettazione meccanica inerente l’iniziativa.
Le caratteristiche di Polaris, quali l’originalità e l’innovazione, sono stati il motivo per cui gli esperti dell’Educational office dell’Agenzia spaziale europea (Esa) hanno scelto questo esperimento tra centinaia di altre proposte.
Il radiatore Polaris, differentemente dalla maggior parte dei radiatori oggi esistenti, è in grado di modificare attivamente la propria forma. Grazie a questa proprietà è possibile controllare la quantità di calore ceduta all’ambiente ed è quindi relativamente facile ottenere un controllo termico attivo che supera le criticità tipicamente connesse al controllo dei radiatori spaziali (utilizzo di riscaldatori, fluidi o attuatori tradizionali con meccanismi e organi in movimento). La sua natura avanguardistica si basa sostanzialmente su due aspetti: da un lato sull’architettura originale a piastra multipla che ne permette un facile controllo meccanico, dall’altro sull’utilizzo di attuatori basati su polimeri elettroattivi, una particolare classe di materiali gommosi con prospettive molto interessanti nel campo della robotica spaziale.

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