Astanet: l’unione fa il consorzio. E vince all’estero

FIG. 3Vista la sua costituzione recente, datata solamente 2012, Asta.Net è poco più che un debuttante nel panorama italiano dei raggruppamenti d’ impresa, ma sin dai suoi inizi si è posto obiettivi ambiziosi di internazionalizzazione che fanno leva su competenze radicate nel territorio bresciano. Venti Sono gli stampisti che fino a oggi hanno deciso di farne parte: una potenza di fuoco al servizio di committenti da tutto il mondo.
La storia è nota. Alle prese con la crisi e le politiche sempre più rigorose che disciplinano la relazione fra terzisti e clienti finali o con il rarefarsi significativo di questi ultimi, un manipolo di aziende fortemente radicate sul territorio (nel dettaglio, quello bresciano) si trova dinanzi a un bivio. L’alternativa è fra la possibilità di guadagnare massa critica e commesse, meglio se in arrivo dai mercati internazionali, aggregandosi; e quella di continuare a fluttuare con alterne fortune fra i marosi della recessione, ma con il rischio di assistere a una costante erosione delle quote di mercato. Se il problema è ben conosciuto, la soluzione scelta dalle società bresciane riunite sotto l’ombrello di Asta.Net è in questo momento originale. Da un lato perché rifugge il paradigma dominante delle reti di impresa, che al primo ottobre del 2014 interessavano quasi 9.000 realtà per 1.772 contratti regolarmente registrati, optando per la forma del consorzio. Dall’altro perché anziché cercare figure di guida e leadership al suo interno, il gruppo si è affidato a manager esterni, sebbene in possesso di un’esperienza pluridecennale nel segmento di maggiore interesse, ovvero quello degli stampi, in particolare quelli per l’alluminio. Si tratta di una specialità tipica della provincia di Brescia e sulla quale gli associati possono vantare competenze spendibili e concorrenziali. Ma ancor più di una specializzazione che, soprattutto in relazione all’industria dell’automobile, può godere di potenzialità di mercato affascinanti e ricche. Tanto per fare qualche esempio, tratto proprio dalle conversazioni con la dirigenza di Asta.Net, una delle più celebri marche automobilistiche tedesche ha stimato che entro i prossimi dieci anni potrebbero essere attive nel mondo circa 800 presse dalla capacità di 4 mila tonnellate e oltre. Oggi sono solamente 200. E a guidare l’espansione dovrebbe posizionarsi proprio il comparto delle quattro ruote, in cerca di materiali sempre più leggeri per coniugare le esigenze della velocità e della sicurezza con la leggerezza dei veicoli, nell’ottica della riduzione dei consumi.

Alluminio per sprintare nell’auto
«Il consorzio Asta.Net», hanno detto a Stampi il già direttore commerciale Antonio Perini ed il direttore generale Andrea Cerutti, «è nato circa due anni orsono per rispondere alle richieste di un mercato i cui maggiori player manifestavano la volontà di ridurre il numero complessivo dei fornitori e ottenere al contempo maggior flessibilità e servizio e competenza globale». In principio, ad aderire all’iniziativa erano soltanto otto produttori di stampi; oggi sono venti e i numeri dicono molto sulla loro potenza di fuoco. Insieme esse aggregano un fatturato superiore ai 50 milioni di Euro poiché fra gli aderenti c’è chi non oltrepassa i 500 mila euro annui e chi supera al contrario i 10 milioni. Mentre il volume d’affari generato dagli sforzi del consorzio è per il momento pari a un milione di euro, con la prospettiva però di superare i 10 milioni in quattro anni. «Nelle fasi di avviamento abbiamo dovuto superare diffidenze di diverso tenore», ha proseguito Perini, «e cioè da una parte quelle connaturate a un certo modello imprenditoriale che ha fatto dell’individualismo, in bene o in male, uno dei suoi cardini. E dall’altra quello dei committenti o potenziali tali, che non di rado identificano con gli stampisti i fornitori più problematici.». Tutti ostacoli superati con una duplice mossa. Per prima è arrivata la decisione di demandare a dei professionisti esterni quali gli stessi Perini e Cerutti, come si è detto, la definizione delle roadmap strategiche e commerciali di Asta.Net. Poi, la scelta di consentire ai vertici del consorzio, che nel ruolo di consulente tecnico hanno reclutato l’esperto automotive Antonio Gandellini, di agire nei confronti dei soci come se fossero degli acquirenti, con gli stessi diktat in materia di tempi di consegna e qualità. «Un altro aspetto importante», ha argomentato Perini, «è rappresentato dal marketing. Asta.Net ha legato l’Alluminio al marchio made in Brescia, usando un connubio riconosciuto nel mondo dell’auto per l’eccellenza consolidata in ambiti-chiave quali sono quelli dell’estrusione e della pressocolata». Attorno al consorzio è quindi andato sviluppandosi un autentico ecosistema di esperti del trattamento quali la TAG di Dolzago, o di attori selezionati della supply chain siderurgica come Aubert Duval. «E un ulteriore capitolato», ha spiegato il già direttore commerciale, «riguarda l’acquisto dei normalizzati che per l’estero ha in Meusburger un fornitore in grado di garantirci delle condizioni di servizio concorrenziali ed inimitabili».

Da Brescia al mondo
Al suo interno, e sempre per potere far fronte al meglio alle sfide della committenza, il consorzio Asta.Net si è dato una organizzazione dettagliata e strutturata nei particolari. A seconda della tipologia di lavorazione richiesta gli ordini vengono ridistribuiti fra i soci e la compresenza di know how diversi e ramificati fa sì che acquisire e gestire commesse di mole importante non sia difficile. Ognuno degli aderenti è giudicato, in riferimento alla bontà e alla tempestività del suo operato, in base a una logica di punteggi e penalità attribuiti a seguito di precisi audit interni. Il consorzio, che punta a trasformarsi nel medio-breve periodo in una società consortile, affida a partner esterni solo alcuni tipi di produzione, quale per esempio quella dei getti. Pressoché privo di concorrenti in Italia, per la natura della sua organizzazione, Asta.Net si è posto lo scopo ultimo di diventare il principale cliente dei suoi affiliati. «Per il momento», ha ricordato Perini, «vale il tra il 3 e il 5% dei fatturati realizzati dal totale delle aziende partecipanti, ma è chiaro che questa proporzione deve cambiare e gli ordinativi in arrivo da Asta.Net devono diventare maggioritari. Inoltre, al fine di evitare sovrapposizioni di competenze, le nostre analisi di mercato ci permettono di interagire esclusivamente con clienti finali differenti da quelli in carico allo stampista singolo». L’interesse per la giovane aggregazione made in Brescia è in costante crescita, sia nell’esperienza di Perini sia del neo direttore generale Andrea Cerutti, sin dalle origini a bordo di Asta.Net dopo un passato trascorso fra multinazionali dell’acciaio e produttori italiani di normalizzati. Da sottolineare è che alcune richieste di collaborazione sono già arrivate anche dalla Germania e d’altronde proprio quello tedesco è il fronte che più interessa, nella prospettiva dell’internazionalizzazione, ai soci: «Per il 2015 è previsto l’insediamento di un project manager dedicato alla Repubblica Federale», ha riferito Perini, «mentre sei mesi di assidue analisi ci hanno dato modo di identificare ben 70 fonderie tedesche di cui potremmo diventare fornitori. Già oggi Berlino vale il 18% del business». Secondo la dirigenza del consorzio, la struttura societaria scelta è un’arma in più per vincere all’estero, dove è sentita da parte dei grandi nomi l’esigenza di interfacciarsi con un interlocutore unico, cosa che invece la filosofia delle reti di impresa non consente, secondo Perini, di ottenere. Oltre a ciò, «presentarsi con una sinergia di competenze complessa e completa come la nostra è un fattore di successo», ha detto il direttore commerciale, «senza contare che il consorzio e la società consortile possono armonizzare e razionalizzare meglio i costi, ottimizzando le risorse finanziarie». Così, la Germania può essere solo la prima tappa di un cammino verso la globalizzazione che mantiene al centro la vecchia Europa Centro-Occidentale, ma che non disdegna di guardare altrove, per esempio a Romania e Turchia, in virtù pure dell’azione di sette partner operativi nel mondo.

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