Assofond: un ritratto dell’industria fusoria in Italia nel 2014

made_in_steel_2Nel contesto della sesta edizione di Made in Steel presso i padiglioni espositivi di Rho – Fieramilano, si è tenuto l’evento Fonderia 2030, impresa sempre più responsabile. La nostra filiera nella rinnovata sfida globale curato dalla Federazione nazionale delle fonderie Assofond.
La sigla, appartenente alla galassia di Confindustria, ha proposto per l’occasione i risultati della ricerca La fonderia nel 2014. Lo studio è scaricabile per intero insieme agli altri documenti relativi al congresso dal sito Internet ufficiale di Assofond; mentre in questa sede ci limitiamo a presentare i dati relativi al comparto fusorio tricolore con stime aggiornate allo scorso anno.
L’associazione presieduta da Roberto Ariotti ha riportato che «nel 2014 l’industria italiana di fonderia ha mantenuto la composizione e consistenza settoriale dell’’anno precedente. In Italia operano 1.104 unità produttive di cui 191 fonderie di metalli ferrosi e 913 di metalli non ferrosi che occupano complessivamente 28 mila e 594 addetti diretti. La distribuzione delle fonderie per classe di addetti mostra la prevalenza di quelle aventi un numero di addetti (26% del totale) compreso tra 20 e 49 per il settore della ghisa; per il comparto dell’acciaio prevalgono quelle da 20-49 (24% del totale) e quelle da 50-99 (22%)».
Si è considerato quindi come «oltre il 50% delle fonderie di metalli non ferrosi si collochi al di sotto dei 15 addetti». Questo fa sì che «il numero di addetti per impresa, adottato come misura di sintesi della grandezza media delle fonderie italiane, è pari a 26, circa un quarto rispetto alle realtà produttive tedesche».
La media si innalza sino ad arrivare a 74 dipendentti per le fonderie di metalli ferrosi e scende fino a 16 per i metalli non ferrosi. In generale, secondo i numeri di Assofond, «l’industria italiana di fonderia ha chiuso il 2014 con una variazione positiva, un incremento in media d’anno del 2,7% (contro il +0.6% del 2013 e il -12% del 2012). A fronte di una crescita importante dei getti non ferrosi (+4.3%) si registra una crescita più contenuta per i getti ferrosi (+1.5%)».

Cresce il fatturato; volano le esportazioni
E ancora: «Segnali più positivi», è quanto calcolato dalla federazione, «provengono dal fatturato che per i metalli non ferrosi ha conseguito una crescita del +5.3%, in parte spinto anche dall’evoluzione inflazionistica delle leghe di alluminio. Nell’ambito delle fonderie ferrose, nonostante i prezzi delle commodity energetiche e delle materie prime metalliche ferrose (ghise e rottami) generalmente in calo, il comparto riesce a segnare un incremento medio annuo complessivo del fatturato pari a +2.6%. Aggregando le dinamiche di fatturato per entrambi i settori», ha proseguito il documento conclusivo di Assofond sull’evento a Made in Steel, «la crescita media annua è stata pari a +4.3%. Visto il minor dinamismo dei volumi, tale evoluzione potrebbe essere spiegata da un incremento del valore della produzione dovuto allo spostamento verso prodotti di gamma più alta».
All’insegna del segno più prosegue il percorso di internazionalizzazione e apertura alla filiera globale intrapreso dai player di casa nostra. Assofond, a questo proposito, ha infatti considerato: «L’interscambio commerciale con l’estero dei getti ferrosi (ghisa e acciaio) nel 2014 si è caratterizzato per una crescita delle esportazioni del +6% e un valore complessivo pari a 1.359 milioni di Euro. Il valore delle importazioni», al contrario, «ha riportato una flessione rispetto al 2013 (-1%) posizionandosi su 815 milioni di Euro. Sotto il profilo dei volumi, le esportazioni nel 2014 sono cresciute del +7% raggiungendo 391.247 tonnellate, mentre le importazioni pari a 427.669 tonnellate sono aumentate del +4%. L’aumento dell’output di getti coinvolge quasi tutti i comparti, fatta eccezione per gli acciai inossidabili ed i microfusi. Aggregando i risultati del settore ferrosi e non ferrosi, la produzione complessiva si colloca sopra i 2 milioni di tonnellate (2.025.976 tonnellate), mentre il gap dal livello pre-crisi si presenta intorno ai 26 punti percentuali in meno rispetto al record produttivo del 2007 (2.7 milioni di tonnellate)».

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