L'opinione

A.A.A. cercasi una indicazione…o per lo meno un passaggio

Cristiano Fragassa

«Che strana nazione la nostra. Disponiamo di un tessuto produttivo incredibilmente fertile,

ma preferiamo restare ai margini del Mondo. Affrontiamo i mercati e le difficoltà così come siamo abituati a fare da secoli: senza una strategia». Questo è, in sintesi, quanto pensavo durante il Forum Internazionale sulle Energie Rinnovabili del Pacifico: oltre 600 partecipanti e io come unico italiano. Come ero solo, o quasi, al Forum sulla Competitività delle Regioni Europee dove 900 delegati, tra cui due commissari europei e diversi ministri stranieri, discutevano dell’Agenda 2020 per l’innovazione. Qualcosa non va. Le molte bellezze di questa strana Italia, ci ammaliano a tal punto da dimenticare come sarebbe diverso disporre di una visione strategica, da cui discenderebbe una indicazione di crescita?Cosa c’entra tutto questo con la fonderia e con i suoi problemi quotidiani? Questa domanda rappresenta proprio l’elemento cruciale: siamo così abituati a parlare (e scrivere!)in termini astratti per poi operare in termini spicci, che dimentichiamo l’intimo legame tra una visione generale di sviluppo nazionale e il nostro maggiore reddito a fine mese.

Parto di nuovo da molto lontano. Proprio al centro dell’Oceano Pacifico, le bellissime isole delle Hawaii rappresentano un ecosistema selvaggio e delicatissimo, ma anche sotto forte assedio umano. Milioni di turisti si riversano sulle sue coste, basi militari dovunque, industrie intensive, edilizia e trasporti creano una domanda di energia e di materiali tanto intensa quanto incostante. I 4.000km di distanza dalla costa più vicina, la rendono isolata sia per economia che energia con costi di trasporto elevati e incertezze di approvvigionamento. In questa situazione prossima al collasso, nel 2010 il Governatore lancia un programma molto semplice: 20% di energia da fonte rinnovabile entro il 2020, 40% entro il 2040. Ed in soli 2 anni queste 6 isole, grandi complessivamente come la Sicilia, ma con potenziali industriali di crescita largamente inferiori, si sono trasformate in un laboratorio a cielo aperto nello sviluppo di tecnologie “green”, attraendo finanziamenti pubblici e privati da brivido.

Lo stesso approccio troviamo in una nazione vicina come la Germania, dove un bel mattino il cancelliere dà il via libera a un programma di interventi sull’eolico, trasformando in pochissimi anni il suo paese nel leader mondiale della tecnologia. Tutte le altre economie, compresa quella cinese, sono ora lì a inseguire. Poco diverso a pochi chilometri di distanza, nella Polonia di quelle badanti che prima riempivano le nostre piazze in cerca di lavoro. Questa nazione ha già lanciato un programma senza pari per lo sviluppo scientifico e industriale del grafene, un materiale inverosimile per le sue incredibili potenzialità, ma che in Italia è conosciuto, in pratica, solo per alcuni servizi di SuperQuark.

Cosa c’entra di nuovo tutto questo con la fonderia? Se continuiamo a porci domande invece di agire, mentre, per esempio, il maggior costo del kilowatt dei nostri vecchi forni di mantenimento sospinge fuori mercato i nostri prodotti, è chiaro che non ne usciremo mai. Non ci è più permesso avere dubbi se utilizzare o meno impianti a recupero energetico, che cosa sono le smart grid, se gli inverter rigenerativi sono utili al posto dei motori elettrici.

Era solito ripetere un mio vecchio professore: «L’Italia ha la fortuna di trovarsi indietro. Perché non ci limitiamo allora a seguire gli altri? »

 

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