2014: il ritorno della comunità

A-300x198 Proprio nei primi periodi di quest’anno giornali e televisioni sono entrati in forte fibrillazione per una storia proveniente direttamente dal mondo delle fonderie. A Vigodarzere, in provincia di Padova, una modelleria, fallita nel 2010 a causa di una cattiva gestione, è ritornata in campo grazie ad una gestione a cooperativa.
A rilevare le attività sono stati i lavoratori che hanno preferito impegnarsi in proprio piuttosto che perdere il lavoro. Si chiamava Modelleria Quadrifoglio ed è stata sul mercato per oltre quarant’anni. Verso il 2008 sono cominciati i primi problemi e i titolari hanno deciso di vendere. Rilevano l’azienda alcuni imprenditori (o presunti tali) egiziani che, forse per disinteresse o forse incapacità, la lasciano all’abbandono. Pochi mesi ed è la bancarotta. Attorno al Natale del 2009 gli operai si trovavano di fronte ad un bivio e dovevano decidere quanto tenessero a quell’azienda.
Si sono insinuati nel fallimento, dichiarato dal giudice a maggio 2010. Il mese successivo, su queste spoglie è rinata D&C Modelleria. Dieci lavoratori hanno accettato di assumersi il rischio di impresa. Il capitale sociale è arrivato dall’anticipo della mobilità volontaria chiesto dai lavoratori (circa 300 mila euro) e da analoghi importi messi a disposizione da diverse cooperative sociali e industriali del territorio. Il 2010 è stato chiuso in pareggio di bilancio, nel 2011 si è giunti già con 13mila euro di utile a fronte di un fatturato superiore al milione di euro.
D&C è restata sempre una piccola realtà, ma ora è in salute. Nel piccolo stabilimento lavorano 15 dipendenti. Dentro, al pianoterra, alcuni soci-operai lavorano con i macchinari per produrre modelli e stampi per fonderie. Al secondo piano altri lavoratori si occupano della progettazione tecnica, dell’amministrazione e dell’area commerciale. I dipendenti sono diventati soci. La forma cooperativa ha comportato sia una maggiore responsabilizzazione sia un continuo confronto di opinioni. La stampa ha rimbalzato in modo trionfalistico questo esperimento e lo ha caricato di mille significati. Storicamente, il movimento cooperativo ha attinto da situazioni di crisi aziendali, proponendo risposte interessanti. Ed è sempre stato influenzato dall’andamento dell’economia. Talvolta le cooperative sono diventate realtà imprenditoriali importanti, altre volte sono scomparse con la stessa semplicità di come sono sorte. Al giorno d’oggi, gli episodi di aziende gestite dai lavoratori lasciano un po’ a tutti una sensazione di passato. Fanno tornare in mente discussioni ormai sopite, proprie degli anni Settanta e Ottanta, cioè un’epoca che appare lontana e definitivamente tramontata. Si sente persino una ostilità di fondo rispetto a questo genere di soluzioni imprenditoriali. Tutto è vero e, forse, persino giusto. Quante volte si è affermata la necessità di guardare avanti, di lanciarsi su un mondo globale e moderno, togliendosi di dosso i lacci del passato e dell’assistenzialismo.
Allo stesso tempo non può essere ignorato come, specie nel settore delle fonderie, questa guerra alla modernità la stiamo perdendo. Aziende che crollano, aree produttive che scompaiono. Il cambio generazionale della classe imprenditoriale, la carenza di personale qualificato, la scarsa propensione dei lavoratori ad accettare di operare in ambienti difficili, la bassa dimensione delle realtà industriali nazionali, il poco credito ormai disponibile, i tanti fallimenti di realtà dal grande valore storico, sono solo alcuni dei fattori che potrebbero dare una certa modernità all’idea di comunità.

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